Viterbo – Polizia e 118 in centro
Viterbo – (sil.co.) – “Nessun allarme prima”. È ripreso con la testimonianza di un barista che conosceva entrambi e di un’amica della parte offesa il processo davanti al giudice Alessandra Aiello di un uomo, che uccise la moglie, finito a processo per maltrattamenti sulla nuova compagna.
Vittima una donna conosciuta appena finito di scontare la condanna a 18 anni di carcere per l’omicidio della moglie, commesso a Cerveteri la notte del 26 dicembre 2004, tra Natale e Santo Stefano di 19 anni fa.
Tornato dietro le sbarre appena sette mesi dopo esserne uscito, l’imputato è Massimiliano Marino, 54 anni, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati.
È stato arrestato la notte tra il 10 e l’11 giugno 2022 nel centro storico del capoluogo, dopo avere aggredito la nuova compagna in un bar appena dentro le mura davanti agli avventori che hanno chiamato la polizia. La coppia era andata a convivere il 24 dicembre 2021.
“Mi fai giurare di non menarti più, ma come faccio se quella che sbaglia sei tu?”, avrebbe detto mentre picchiava la vittima, una donna di Viterbo, conosciuta alla Caritas.
Da otto mesi Marino è detenuto a Mammagialla. A novembre del 2021, uscito cinquantenne dal carcere di Rieti, ha conosciuto a Viterbo la donna con cui ha instaurato la relazione che sarebbe diventata in breve tempo burrascosa e violenta. L’episodio che ha fatto scattare l’intervento della polizia è avvenuto in un bar dentro porta della Verità.
L’11 gennaio è stata la volta della parte offesa, nei giorni scorsi sono stati sentiti il titolare del bar frequentato dalla coppia e un’amica della vittima, i quali, prima dell’aggressione avvenuta la notte tra il 10 e 11 giugno, non avrebbero notato da parte dell’imputato alcun “comportamento allarmante” nei confronti della compagna.
Per Marino, visti i precedenti e la contestazione dell’aggravante della recidiva specifica, è scattata la custodia cautelare in carcere, dove si trova tuttora. La vittima è finita al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove è stata medicata con una prognosi di sei giorni.
Il processo riprenderà a marzo per l’esame dell’imputato e la discussione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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