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Tribunale - Avrebbe omesso nella richiesta la moglie convivente, anche lei precettrice - Al via il processo per truffa

Furbetto del reddito di cittadinanza si finge single, ma lo scova la finanza

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Guardia di finanza

Guardia di finanza


Viterbo – (sil.co.) – Furbetto del reddito di cittadinanza si dichiara single, dimenticando di dire che vive con la moglie, per giunta anche lei percettrice. Scovato dalla finanza è finito a processo per truffa.

Si è aperto giovedì davanti al giudice Ilaria Inghilleri il processo per truffa allo stato a un presunto indebito percettore, residente in un centro della provincia di Viterbo, difeso dall’avvocato Franco Taurchini, secondo il quale le accuse sarebbero frutto di un equivoco.

Il presunto “furbetto”, secondo quanto spiegato al giudice da uno dei finanzieri che lo avrebbero scovato durante dei controlli di routine nel 2020, avrebbe autocertificato nella richiesta di vivere da solo a un determinato indirizzo, fornendo un numero civico diverso rispetto a quello risultato dalle banche dati. E omettendo di dire della moglie. Una “incongruenza” che non è passata inosservata.

A tradire l’indebito percettore sarebbero state le verifiche sulla banca dati Inps, incrociate coi successivi accertamenti tramite anagrafe, che avrebbero quindi permesso ai militari di stabilire che sia il certificato di residenza che lo stato di famiglia lo davano non solo a un numero civico diverso rispetto a quello dichiarato, ma anche convivente con la moglie, risultata anche lei percettrice di reddito di cittadinanza.

Con la conseguente irregolarità di due percettori di reddito di cittadinanza all’interno dello stesso nucleo familiare. 

“Un caso di indebita percezione di reddito di cittadinanza, essendo emerso che l’imputato era beneficiario della prestazione di sostegno al reddito nonostante nell’ambito del suo nucleo familiare anche la moglie ne beneficiasse”, ha detto il finanziere, spiegando che l’uomo ha presentato due richieste, il 26 marzo 2019 e il 12 febbraio 2020. “Più altre due, successive agli accertamenti, tutte a suo nome”, ha sottolineato il testimone della procura.

La coppia, nel frattempo, si sarebbe però separata, pur risultando convivente nello stesso stabile, solo una parte del quale occupata dall’imputato, una villetta in campagna con due ingressi, uno davanti e uno sul retro,, che giustificherebbero la differenza di numero civico.

È sulla veridicità dei dati autodichiarati dai richiedenti che si sono concentrati i controlli dei finanzieri, come ha spiegato in aula il testimone, vale a dire su quelle informazioni che non emergono dalle verifiche automatiche del sistema ma che possono essere scoperte solo attraverso l’azione di servizio sul territorio e grazie all’incrocio delle notizie contenute nelle diverse banche dati in uso al corpo.

Il processo riprenderà in primavera.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 marzo, 2023

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