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Tribunale - Imputato già condannato a un anno per maltrattamenti e assolto da percosse - Perdonato, era stato ripreso dalla moglie

Lei lo caccia di casa, lui rifiuta la separazione e minaccia di ucciderla per ottenere la reversibilità

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Carabinieri e 118 - Foto di repertorio

Carabinieri e 118 – Foto di repertorio


Tuscania – (sil.co.) – Lei lo caccia definitivamente di casa, lui rifiuta la separazione e minaccia di ucciderla per la reversibilità. Di nuovo nei guai un 42enne di Vetralla, più volte arrestato in passato e già condannato a un anno per maltrattamenti in famiglia prima di essere ripreso dalla moglie.

Ne 2017 è stato assolto dall’accusa di percosse dopo che la moglie, al secondo processo, ha giurato e spergiurato che si era trattato soltanto di uno schiaffo perché lei lo aveva morso, avendolo perdonato per l’ennesima volta e avendo ripreso a frequentare il marito, di nascosto dai carabinieri che dovevano controllarli, nonostante l’allontanamento.

Una volta, nel tentativo di nascondere le botte, apparse evidenti ai sanitari del pronto soccorso, disse al giudice che le capitava di cadere dalla finestra. Lei parte offesa, lui imputato, all’epoca in aula si mandavano baci a distanza. Poi è finita. A gennaio di due anni fa. 


Tribunale di Viterbo - La panchina rossa inaugurata il 25 novembre 2022

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Il tormentato matrimonio della coppia, celebrato il 19 settembre 2016, dopo un periodo di convivenza, è definitivamente naufragato a gennaio del 2021 quando la donna, di Tuscania, tornata a casa dopo un ricovero in ospedale per una seria patologia, lo ha cacciato e non ha voluto più vederlo.

“Non mi era mai venuto a trovare in ospedale e non mi aveva nemmeno mai telefonato, per cui ho deciso che era ora di dire basta una volta per tutte”, ha spiegato ieri la vittima, una 49enne, al giudice Alessandra Aiello alla prima udienza del processo in cui il marito, mai diventato legalmente ex, è imputato di stalking.

Lo ha denunciato il 18 maggio 2021. “Voleva tornare a casa a tutti i costi. Nonostante avessi cambiato la serratura, dovevo barricarmi dentro, con una cassapanca dietro la porta per paura che la sfondasse per entrare. Alla fine mi sono dovuta trasferire in un altro appartamento, cambiare le mie abitudini e gli orari per evitare che mi rintracciasse”, ha proseguito.

La donna, che non si è costituita parte civile, è apparsa molto provata.

“Non ne vuole sapere della separazione, anzi minaccia di uccidermi per prendersi la reversibilità. E dice anche che ammazzerà i miei familiari, mio fratello e mia madre”, ha sottolineato, dicendo che ancora oggi il marito continua a cercare di contattarla, anche tramite social. 

Il processo riprenderà a maggio per sentire altri testimoni. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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23 marzo, 2023

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