Viterbo – (sil.co.) – Alle battute finali il processo al 49enne residente in un centro dell’Alta Tuscia finito a processo per violenza sessuale per avere palpeggiato nel garage il sedere a una vicina di casa, all’epoca dei fatti ancora minorenne.
Oltre a toccare la vittima nelle parti intime, quando è scoppiata a piangere per la rabbia, l’umiliazione e lo spavento, l’avrebbe anche apostrofata: “Per una toccatina, fai tanto la preziosa?”.
La vittima, una ragazza oggi ventenne e studentessa universitaria, all’epoca dei fatti, il 5 maggio 2018, aveva 17 anni e faceva ancora le superiori.
Ieri il collegio del tribunale di Viterbo ha fissato ad aprile la discussione del delicato processo.
L’imputato, la cui madre è finita anche lei indagata, per stalking in concorso col figlio, è difeso dall’avvocato Franco Taurchini. Le parti offese, la giovane e la madre, sono parti civili con l’avvocato Angelo Di Silvio.
“Io e mia madre siamo benestanti, abbiamo case, garage, terreni, un casolare alle porte del paese, un cospicuo conto in banca, tutto ciò comporta invidia”, si è difeso in aula l’imputato il 9 febbraio dell’anno scorso, spiegando perché tutti ce l’avrebbero con loro.
Invidia, a detta sua, da parte di tutti i condomini del palazzo: “Io sono pittore, compositore, scultore, l’invidia è tanta. Dopo avere fatto per venti anni l’operaio, ho scoperto le mie doti di cantautore e artistiche, ho allestito un laboratorio nel garage e faccio anche brevetti. E sono anche benestante. Ecco perché mi invidiano”.
La 17enne, secondo l’imputato, “si è inventata tutto per un battibecco che c’era stato due giorni prima tra sua madre e mia madre”.
“Il sabato non c’era scuola per cui stavo andando in palestra – ha raccontato ai giudici durante il processo la ragazza – quando sono scesa per prendere il motorino, all’improvviso me lo sono trovato dietro, mentre ero dentro il mio garage e stavo infilando il casco. E’ entrato e mi ha infilato una mano nei pantaloni toccandomi il sedere dall’alto verso il basso, cercando l’inguine, poi, mentre mi voltavo per dargli una spinta e allontanarlo, mi ha alzato il giubbotto e la felpa per toccarmi il seno”, ha raccontato, dicendosi ancora sotto shock per l’aggressione sessuale subita da parte di un adulto.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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