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Giudiziaria - Il grave episodio risale a sei mesi fa - In soccorso i carabinieri - Imputato già "socialmente pericoloso" - Avrebbe urlato "ti ammazzo" al legale e sferrato un pugno al consulente

Avvocato e testimone aggrediti in tribunale, 29enne a processo per minacce e percosse

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Vincenzo Dionisi

Vincenzo Dionisi

Fabio Tofi

Fabio Tofi

Viterbo – Minacce di morte al difensore e un cazzotto a una spalla di uno dei testimoni della difesa che aveva appena deposto al processo. L’imputato, dichiarato incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso, secondo le vittime sarebbe giunto in aula senza l’assistenza adeguata al caso. 

Sarà processato a dicembre per minacce e percosse il 29enne con problemi psichici che lo scorso 14 ottobre ha aggredito all’uscita del tribunale l’avvocato Vincenzo Dionisi e lo psicoterapeuta Fabio Tofi, consulente di parte del legale, che aveva appena terminato di testimoniare sulle difficoltà nella gestione delle crisi in pazienti psichiatrici in un processo in cui il giovane è sia imputato che parte offesa.

Dionisi, nello specifico, è il difensore del patrigno, che il 6 luglio 2017, ad Acquapendente, avrebbe sparato una fucilata al figlio 29enne della compagna, colpendolo alle gambe, per sfuggire a un’aggressione nei confronti della coppia. Il processo è tuttora in corso. 

Era il primo pomeriggio dello scorso 14 ottobre, un venerdì, quando l’imputato si è scagliato contro il legale e il consulente, di 59 e 63 anni,che stavano recandosi a prendere la macchina dal parcheggio del palazzo di giustizia, al termine dell’udienza.

A Dionisi avrebbe urlato “ti faccio ammazzare, ti ammazzo”, facendo capire tra altre minacce incomprensibili la parola “Casamonica”. Si sarebbe quindi avventato contro Tofi, sferrandogli un violento pugno alla spalla sinistra .

La citazione diretta a giudizio, a sei mesi dai fatti, porta la firma della pm Paola Conti. 

Il 6 luglio 2017, il 29enne fu raggiunto da una fucilata sparata dal patrigno, il quale ha sempre detto di avere agito per legittima difesa, in quanto il giovane aveva aggredito sia lui che la madre.

Sei anni fa il ragazzo è stato dichiarato incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso.

Il patrigno è accusato di lesioni gravi. Parte offesa e anche lui imputato il figliastro, accusato di avere continuato a perseguitare la madre e il compagno fino al successivo mese di settembre, proferendo, per mezzo del telefono e dei social network, minacce di morte nei confronti di entrambi i componenti della coppia.

Lo scorso 14 ottobre il 29enne, nonostante sia stato dichiarato incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso nel 2017 dal perito della procura, il medico legale Antonio Maria Lanzetti, è comparso in aula accompagnato dal solo padre naturale che nulla ha potuto fare per fermare il figlio.

“Si è trattato di un episodio gravissimo, sono intervenuti i carabinieri, dopo di che io e il testimone siamo saliti in procura a sporgere denuncia”, ricorda l’avvocato Vincenzo Dionisi.

“Il padre ha provato senza successo a fermarlo quando si è scagliato prima contro di me, urlando ‘ti ammazzo’ e poi contro il consulente della difesa Fabio Tofi, che aveva appena testimoniato assieme a una dottoressa, mentre io correvo a chiamare i carabinieri che fanno servizio al palazzo di giustizia”, prosegue il legale. 

“Non capisco come sia stato possibile che un 29enne psichiatrico, socialmente pericoloso, alto 1,90 e robusto, sia stato lasciato venire in tribunale senza un’assistenza adeguata e qualificata. La cronaca ci insegna di casi analoghi sfociati in tragedie in altri palazzi di giustizia italiani. Qui, per fortuna, ce la siamo cavata con una denuncia”, ribadisce il legale. 

Silvana Cortignani


Articoli: “Inammissibile l’aggressione fisica o verbale nei confronti degli avvocati…” – Difensore e testimone aggrediti in tribunale, stessa sorte toccata all’avvocato Remigio Sicilia – Paura in tribunale: urla “ti ammazzo” e si scaglia contro il difensore del patrigno e un testimone


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 aprile, 2023

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