Viterbo – “Agli episodi di violenza giovanile occorre rispondere con la nostra presenza sul territorio. Con la vicinanza delle nostre divise, che devono ascoltare e confrontarsi con le nuove generazioni”. Il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Friano riconosce che non bisogna abbassare la guardia, ma è certo che “in città non ci sia un’emergenza sociale”.
Viterbo – Il comandante dei carabinieri Massimo Friano
Il riferimento è a quanto accaduto nelle ultime settimane a Viterbo, dove si sono registrate diverse aggressioni da parte di gruppi di minorenni. Tra tutte, quella di giovedì scorso al quartiere Murialdo, quando un 18enne appena uscito dall’oratorio assieme ad alcuni amici sarebbe stato avvicinato improvvisamente da più ragazzini e picchiato. È finito in ospedale dopo aver ricevuto un pugno in pieno volto e diversi colpi di stampella al braccio. Ma non solo. È di alcune settimane fa la denuncia di un’aggressione ai danni di una guida turistica e di una scolaresca da parte di una baby gang. I ragazzini in gita, stando a quanto ricostruito, sono stati presi a schiaffi, spintoni e insulti. Costretti a raggiungere il pullman per tornare a casa scortati dalla polizia locale.
“Siamo comunque lontani dall’emergenza sociale. In città non c’è una criminalità giovane che si sta radicando e che si sta trasformando in qualcosa di pericoloso. Non è il caso di Viterbo. Ci sono espressioni di comportamenti sbagliati – ridimensiona il comandante Friano -, che vanno certamente censurati. Il modo migliore per arginarli però non è criminalizzarli. È quello di contenerli con il controllo, con la presenza costante sul territorio”. Ma non solo. Per Friano l’ingrediente segreto è il dialogo. “Occorre incontrarli questi ragazzi. Nelle scuole, per la strada. Occorre aprire una finestra di dialogo. Si deve fare in modo di parlarci per evitare che diventino poi, con i loro comportamenti, attrattiva per altri coetanei”.
Viterbo – I controlli dei carabinieri
Il punto di partenza sono quindi i controlli. “Anche con semplici accorgimenti, come una pattuglia che cammina per le vie della città. Lasciare la macchina e farci una passeggiata a piedi, per incontrare le persone e incrociarne lo sguardo. Soprattutto nei posti un po’ più critici per dire ‘noi ci siamo, siamo qui’.”. Una risposta concreta a quella sensazione di mancata sicurezza che i cittadini, dopo gli ultimi accadimenti possono avere, e per evitare che i ragazzini possano avere l’impressione di poter fare ciò che vogliono, indisturbati.
Accanto ai servizi dei carabinieri e delle forze dell’ordine, poi la sensibilizzazione e il confronto nelle scuole e nelle realtà frequentate dai giovani. “Si tratta un impegno sul lungo periodo, che ha bisogno di costanza e perseveranza, ma che può dare i suoi frutti in futuro” spiega.
E quando si parla di sensibilizzazione non si fa riferimento ai soli episodi di violenza fisica e aggressioni. Ma anche a comportamenti che potrebbero rappresentare un potenziale pericolo per la società. L’ultimo allarme, nello specifico, riguarda alcuni giovani che si “divertirebbero” a sparare razzi di segnalazione – come quelli che si usano su barche ed aerei -, tra via Marconi e piazza del Teatro in centro e nell’immediata periferia, tra lo stadio della Palazzina e il Pilastro.
Viterbo – Un razzo sopra lo stadio
“Bisogna contenere i comportamenti “eccessivi” per evitare che ognuno creda di poter fare ciò che vuole e di poter fare sempre peggio. Però criminalizzare tali azioni non è la strada giusta – conclude -. Bisogna incontrarli questi ragazzi. Sia nelle scuole, ma anche per la strada. Per questo io chiedo ai miei carabinieri, sia più giovani che meno giovani, di avere con loro un approccio più empatico. La repressione non è la soluzione, ma occorre far capire che ci si può divertire senza che la situazione diventi pericolosa per gli altri”.
Barbara Bianchi
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