
L’ingresso delTribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Adesione massiccia dei penalisti viterbesi, oggi, alla prima delle tre giornate di astensione dalle udienze proclamate per il 6, 7 e 8 giugno dalla camera penale di Roma, cui hanno aderito i colleghi di tutte le camere penali del Lazio e non solo, tra cui la camera penale “Ettore Mangani Camilli” di Viterbo.
“Ritenuto di condividere integralmente le ragioni per le quali la camera penale di Roma si è determinata a deliberare l’astensione dalle attività giudiziarie – spiega il presidente, avvocato Roberto Alabiso – il direttivo della camera penale di Viterbo ha deliberato di proclamare l’astensione dalle attività giudiziarie nel circondario del tribunale di Viterbo, invitando i soci a partecipare all’assemblea dei soci della camera penale di Roma in programma oggi, per deliberare ulteriori forme di protesta”.
Il direttivo della camera penale di Roma spiega le ragioni dell’astensione come forma di protesta da affiancare alle altre iniziative ritenute utili o opportune per sensibilizzare le autorità e la collettività sulla gravità della situazione e favorire, per quanto possibile, iniziative tese a fronteggiare l’emergenza.
A partire dalla “permanente condizione di dissesto nella quale operano gli uffici di sorveglianza di Roma, che determina una quotidiana gravissima lesione dei diritti dei cittadini che con quegli uffici debbano relazionarsi”.
“Originata – sottolinea il direttivo della canera penale di Roma – da riconosciute carenze di personale e risorse, e sempre più spesso aggravata da atteggiamenti insipienti serbati dal personale amministrativo che trova, nelle pieghe di queste difficoltà oggettive, facili alibi per condotte a volte addirittura indecorose nei confronti dell’avvocatura e dell’utenza, di cui si ha anche testimonianza nelle numerose segnalazioni che il direttivo riceve da penalisti romani, soci e non, con cadenza oramai quasi quotidiana”.

Il tribunale di Viterbo
“La situazione – si legge – sarebbe ulteriormente aggravata dal trasferimento in via Triboniano delle udienza monocratiche e collegiali della sorveglianza, in procinto di essere attuata, almeno stando a una recente notizia informale, poiché tale dislocazione determinerebbe un insostenibile aggravio nella gestione delle attività difensive, costringendo gli avvocati, anche viste le interminabili attese per le chiamate delle udienze, a rocambolesche peregrinazioni tra le sedi giudiziarie”.
“Il deficit strutturale – avvertono i penalisti – non può ricadere sulle spalle degli utenti del servizio, siano essi liberi o detenuti e pertanto è preciso dovere della dirigenza amministrativa farsi carico di affrontare e risolvere le gravissime criticità di un ganglio centrale del sistema giurisdizionale che investe l’intero distretto e, sul tema della sospensione trattamentale ex art. 41-bis OP., l’intera nazione”.
E ancora. “La camera penale ha offerto e offre con determinazione ogni tipo di supporto per segnalare presso le competenti sedi anche governative l’indecenza dell’attuale stato di cose e tutta l’avvocatura continuerà in ogni sforzo possibile per alleviare per l’utenza questo stato di gravissimo disservizio”,
“Non è ulteriormente tollerabile che si faccia quotidianamente strame dei diritti delle fasce più deboli, per questo maggiormente bisognose di meccanismi efficienti che garantiscano minuziosa legalità nella fase della esecuzione della pena”, la conclusione.

Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise
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