Marco Ciorba
Viterbo – Marco Ciorba, il possibile successore di Letizia Chiatti, il candidato in pectore, anzi in doppio petto, destinato probabilmente a rivestire l’incarico di presidente del consiglio comunale a palazzo dei Priori. Per la seconda volta nelle sue diverse vite politiche. Domani l’ardua sentenza. L’uomo della sindaca Chiara Frontini. Dopo esserlo stato, in passato di Alfredo Iorio (Trifoglio, estrema destra), Gianfranco Fini (Fli, destra), Potito Salatto (Pdl, centrodestra), Leonardo Michelini/Giuseppe Fioroni (centrosinistra) e Luisa Ciambella (Pd, sinistra… o giù di lì).
Un vero e proprio funambolo, un giocoliere della politica, un militante che, cresciuto nell’estrema destra, nel corso degli anni ha saputo darsi un’intonacata, mostrando però, sotto le crepe che di tanto in tanto si aprono sulla facciata, un volto da prima repubblica fatto di trasformismi, cambi di casacca e passaggi da una parte all’altra. Come se nulla fosse. Un opportunismo politico diventato il veicolo giusto per entrare, di volta in volta, in consiglio comunale. Insomma, il nuovo che avanza, così tanto sbandierato dalla sindaca in campagna elettorale. Di fatto, il vecchio coi panni del nuovo. La rappresentazione amara di una sconfitta politica.
Marco Ciorba e Chiara Frontini
Marco Ciorba, dunque. All’inizio fa parte del Trifoglio, formazione politica di estrema destra confluita in quel momento nel Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo. A Viterbo nel 2006 organizzano un incontro elettorale in vista delle amministrative. Accanto a lui e a Lombardo, ci sono anche Andrea Scaramuccia, il leader di Alleanza viterbese Rossano Certini e l’ex sindaco della città Giancarlo Gabbianelli.
Il Trifoglio, gruppo politico che rivendicava l’eredità della storica sezione del Movimento sociale italiano (Msi) di via Ottaviano a Roma, era capeggiato da Alfredo Iorio che nel 2013 si candidò alle amministrative romane con Forza Nuova, prendendo lo 0,22%. All’epoca il Trifoglio si divise in due tronconi, con Iorio che scelse l’ala più estrema: “Patria”. Iorio che nel 2022, nel pieno della guerra tra Russia e Ucraina, si fa trovare anche in Donbass. Per affari.
Marco Ciorba
Nel 2006 il Trifoglio, di cui Ciorba era il rappresentante locale, era parte integrante del Movimento per le autonomie di Lombardo, quest’ultimo presidente della provincia di Catania (2003-2008), parlamentare europeo (1999-2008) e da ultimo presidente della regione Sicilia (2008-2012). Coinvolto in un procedimento giudiziario con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, viene assolto, perché il fatto non sussiste, da entrambe le accuse. Nel secondo processo d’appello e in forma definitiva dalla corte di cassazione nel 2023.
Marco Ciorba e Leonardo Michelini
Nel 2011 Ciorba salta in Futuro e libertà, il partito politico creato dall’ex leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, divenendone segretario provinciale, carica rivestita senza infamia e senza lode fino al 2013, quando Marco Ciorba fa un ulteriore passo in avanti nella lista Oltre le mura. Questa volta verso il centrosinistra di Leonardo Michelini, la cui candidatura viene sostenuta dal Pd di Giuseppe Fioroni e da una vasta area di liste civiche. Una scelta che a Ciorba, entrato a palazzo dei Priori, vale la carica di presidente del consiglio, dopo Filippo Rossi e Maria Rita De Alexandris, anch’essa, attualmente, nella maggioranza di Chiara Frontini.
Sempre nel 2013, Ciorba è vicino all’eurodeputato Potito Salatto, a sostegno nello stesso anno dell’allora presidente del consiglio Mario Monti. Tanto che sarebbe stato proprio lui a organizzare, durante una cena elettorale, un incontro tra Salatto e Michelini. Una stretta di mano contestata da molti. Un endorsement troppo di destra per una squadra che si voleva invece da tutt’altra parte. Al punto da spingere lo stesso Michelini a fare un passo indietro. Questo anche per i fatti accaduti qualche mese prima a Ferrara quando Salatto partecipò a una manifestazione del sindacato di polizia Coisp a sostegno dei poliziotti condannati per omicidio colposo dovuto all’eccesso di uso della forza nei confronti del 18enne Federico Aldovrandi.
Luisa Ciambella e Marco Ciorba
Le avventure politiche di Marco Ciorba non si esauriscono comunque con la fine della giunta Michelini. Alle elezioni del 2018, quelle che portarono alla vittoria del centrodestra di Giovanni Arena, lo troviamo infatti nella lista La voce dei viterbesi al fianco della candidata sindaca del partito democratico Luisa Ciambella, senza riuscire ad essere eletto. A promuovere la sua partecipazione nelle file del Pd di un “giovane” proveniente invece dall’estrema destra, pare sia stato il padre Lorenzo, per diverso tempo tesoriere dei democratici della Tuscia in area Fioroni. Una candidatura che non lo porta però da nessuna parte. Ciambella è sconfitta, vince il centrodestra e il Pd si spacca in mille pezzi. Da qui la necessità dell’ennesimo giro di valzer. Fino al ballo con Chiara Frontini, nella lista Viterbo fa squadra. Con l’ambizione, anche questa volta, di entrare in consiglio, cosa che gli riesce, e magari, martedì prossimo, di rivestirne la carica più alta.
Marco Ciorba e Paolo Moricoli
Un’ambizione cui però, diversi consiglieri, starebbero facendo scudo. Tant’è che sarebbe pronta anche l’alternativa Paolo Moricoli, anche lui compagno di lista di Ciorba in Oltre le mura ai tempi di Michelini, quando entrambi sedevano tra i banchi della maggioranza. Scudo che sarebbe dovuto da un lato al fatto che Ciorba è tutt’altro che nuovo, anzi palesemente in contrasto con quanto andava millantando Viterbo 2020 a proposito di poltrone e trasformismi. Dall’altro alla prova di forza che Frontini starebbe mettendo in campo contro un pezzo della sua stessa maggioranza. Ragion per cui anche Chiatti si sarebbe dimessa.
Fallita infatti la manovra politica che, secondo diverse voci di corridoio, puntava ad assorbire la compagine Frontini all’interno di Fratelli d’Italia, con il consigliere regionale Daniele Sabatini ampiamente di traverso nel proseguire il tentativo, la sindaca si troverebbe arroccata all’interno di un fortino capeggiato dal marito Fabio Cavini, ex esponente dell’Msi senese, e sostenuto da pochi fedelissimi in giunta. Così come, pare, dall’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli. Ma soprattutto in contrasto con pezzi sempre più consistenti della maggioranza che, fra l’altro, mal avrebbero tollerato non solo le gaffe su decoro urbano e altre vicende politiche cittadine, ma anche l’aumento degli stipendi di sindaca e assessori quando invece a loro tocca solo sgobbare senza grossi ritorni, costretti inoltre alla regola monacale del silenzio.
Frontini che, in tutto questo, godrebbe ancora dell’appoggio esterno di Ciambella, alias Fioroni, cui il giovane Ciorba sarebbe a sua volta vicino. Ciambella che sarebbe data, inoltre, da più parti fianco a fianco, in regione, alla cerchia del presidente Francesco Rocca su cui la sindaca, dopo le elezioni dello scorso inverno, si sarebbe appoggiata. Ma anche qui, alla Pisana, Frontini non avrebbe l’appoggio di FdI. Costretta, a questo punto, all’isolamento e con la prospettiva di dover gestire, in solitaria, l’affaire rifiuti alle porte che, il prossimo autunno, potrebbe fare della Tuscia, e in particolare modo di Viterbo, il crocevia di tutta la monnezza del Lazio. Alla faccia, anche in tal caso, di quanto Frontini andava sostenendo in campagna elettorale.
Marco Ciorba quando era presidente del consiglio
Ciorba oltre Ciorba, dunque. Le vite politiche di Ciorba. Buono per tutte le stagioni e le manovre politiche del caso. Marco Ciorba il camaleonte. Di fatto l’appiattimento della sindaca Chiara Frontini su un sistema politico d’ancien régime. Roba da pentapartito anni ’80 col velo, che si vorrebbe casto e puro, di un civismo sempre più spostato a destra. E all’ombra, forse, dei redivivi Fioroni e Gabbianelli.
E come nel film Febbre da cavallo: “Ce semo tutti, a Pomà, vai cor tango”.
Daniele Camilli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY