Viterbo – (sil.co.) – Presunti furbetti del cartellino in caserma, militare assolto in primo grado ricorre contro la condanna in appello e la cassazione gli dà ragione.
Accusato di truffa aggravata allo stato secondo l’articolo 236 del codice di procedura penale militare di pace, un esponente delle forze armate viterbese è stato assolto con formula piena in primo grado e condannato in secondo grado, su ricorso della procura contro la sentenza di proscioglimento.
Ma non finisce qui. L’imputato sarà infatti nuovamente giudicato dopo che la corte di cassazione ha annullato con rinvio ad altra sezione della corte militare d’appello la sentenza impugnata dalla difesa.
A fare ricorso alla corte suprema, che la settimana scorsa ha dato ragione al militare, è stato l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta.
Il legale aveva già contestato davanti ai giudici di palazzo Cesi la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria avanzata dal pubblico ministero, in quanto non sarebbe stato indicato quali prove dichiarative si volesse assumere, mente i testi citati non avevamo fatto parte del compendio probatorio di primo grado.
Al riguardo il difensore dell’imputato aveva sollevato una eccezione preliminare per violazione dell’articolo 603 bis del codice di procedura penale, che era stata però rigettata.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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