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– “Vogliono uccidere i nostri ragazzi”.
E’ il fratello di Singh Jagdeep, uno degli imputati al processo Bollywood a dichiararlo. La vicenda multietnica che vede alla sbarra sei persone (quattro indiani e due romeni) per il sequestro di quattro pakistani si arricchisce di un’ultima novità.
All’udienza di ieri mattina, che ha chiuso l’istruttoria davanti ai giudici della Corte d’Assise, l’avvocato Massimiliano Cataldo, difensore di quattro imputati, ha presentato un’autocerificazione proveniente dall’India.
Nel documento, redatto davanti a un notaio e timbrato dall’ambasciata indiana, il fratello di Jagdeep dichiara di aver ricevuto ripetute minacce e richieste di denaro. Tutte provenienti dai quattro pakistani che, per l’accusa, sarebbero stati rapiti dagli imputati a maggio 2010. Un sequestro a scopo di estorsione, per riavere indietro i soldi che gli indiani avevano dato ai pakistani, in cambio di documenti per far venire i parenti in Italia. Carte rivelatesi poi completamente false.
L’autocertificazione del fratello di Jagdeep sconvolge il quadro. Le vere vittime, dice l’uomo, non sono i pakistani, ma suo fratello e gli altri. “I nostri ragazzi non c’entrano nulla. Le stesse persone che li accusano mi stanno telefonando in questi giorni. Chiedono 40 lec (l’equivalente di 100mila euro), in cambio della loro liberazione. Altrimenti li uccideranno”.
Della loro innocenza, è convinto anche uno dei testimoni sentiti ieri mattina. Amico proprio di Jagdeep.
“Lui si è fidato dei pakistani – ha detto l’uomo, 32enne indiano residente nelle Marche -. Pensava di poter avere da loro dei documenti veri. Invece è stato ingannato”.
Il teste ne sa qualcosa. Anche a lui uno dei pakistani aveva offerto falsi documenti validi per un anno, al prezzo di 10-12mila euro. Ma lui aveva rifiutato perché “era chiaro che era una truffa. Io non ci ho creduto, ma Jagdeep sì. E quando ha saputo dall’ambasciata che i documenti erano falsi, era disperato”.
La deposizione dell’uomo ha chiuso il dibattimento. All’udienza del 4 luglio inizierà la discussione, con la requisitoria del pm Renzo Petroselli e le arringhe di alcuni legali. La sentenza è prevista per il 20, dopo gli ultimi interventi delle difese.
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