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Tribunale - La Cassazione conferma la sentenza della corte d'appello - Assolto Sacconi

Caso Testa, condannati due medici

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Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Un'aula del Palazzo di Giustizia

– Caso Testa, la Cassazione conferma la condanna per due medici e l’assoluzione del terzo.

Si è conclusa, dopo 13 anni, la vicenda giudiziaria che ha coinvolto tre medici dell’ospedale Belcolle di Viterbo. Martedì 19 luglio, la Cassazione ha confermato la sentenza d’Appello che aveva condannato due medici dei tre che nel 1998 avevano prestato delle cure a Vincenzo Testa, il 52enne ricercatore dell’Enea morto in seguito a una ferita alla gamba.

I fatti risalgono al gennaio del 1998, quando Testa, dopo essersi ferito alla gamba sinistra con una motosega durante le attività di giardinaggio nella sua casa, si recò al pronto soccorso dell’ospedale viterbese. L’uomo venne medicato e curato per una quindicina di giorni, fino a quando, dopo essergli stata diagnosticata un’embolia polmonare, venne trasferito a Montefiascone. Al suo arrivo all’ospedale, però, l’uomo morì.

La sentenza di primo grado nel 2004 aveva assolto i tre medici, perché il fatto non costituiva reato. Nel maggio del 2010, però, la corte d’Appello ha riformato la sentenza, riconoscendo la responsabilità a due dei tre sanitari ai quali era stato contestato il reato di omicidio colposo per aver omesso di effettuare un’accurata visita al paziente e di diagnosticare la tromboflebite, curandola con una terapia adeguata.

La corte dichiarò il non luogo a procedere per prescrizione del reato e condannò i due medici al risarcimento del danno, da quantificare in sede civile, con provvisionale di 50mila in favore delle parti civili, ovvero la moglie e i figli di Testa, assistiti dall’avvocato Pietro Pesciaroli.

Venne, dunque, confermata anche l’assoluzione per il terzo medico, assistito dall’avvocato Roberto Alabiso.

Il verdetto emesso dalla corte di Appello di Roma nel 2010 è stato confermato dalla Cassazione lo scorso martedì 19 luglio. I due medici dovranno risarcire le parti civili, mentre il terzo medico  ha visto confermato il suo proscioglimento, in quanto la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla parte civile contro l’assoluzione.

Per il terzo medico, Domenico Sacconi, dunque, la Corte di Cassazione ha confermato quanto avevano detto il Tribunale di Viterbo e la Corte d’appello di Roma.

“Dopo oltre 13 anni – dice l’avvocato Roberto Alabiso, che ha assistito in questa fase Domenico Sacconi – si è conclusa finalmente una dolorosa vicenda che ha coinvolto un intero reparto dell’ospedale Belcolle di Viterbo. Il dottor  Sacconi ha visto riconoscersi la correttezza del suo operato, che non ha, quindi avuto alcuna incidenza nel decesso di Vincenzo Testa”.


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23 luglio, 2011

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