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Politica - Intervista al segretario del Pd Andrea Egidi

Se i fioroniani disertano…

di Paola Pierdomenico
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Andrea Egidi (Pd)

Il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi

– L’aria di rinnovamento politico nazionale sembra non tirare a Viterbo. La direzione del Pd, convocata da Andrea Egidi, infatti, non ha prodotto gli esiti sperati. Tante le assenze e ancora meno le risposte all’appello di unità lanciato dal segretario alle diverse anime del partito.

Martedì, 29 giugno, ha riunito la direzione. Cosa è emerso?

“Abbiamo fatto il punto sulla fase politica, discutendo principalmente del referendum e programmando le feste democratiche per l’estate. Ho avviato inoltre una discussione sulla chiusura della fase congressuale a Viterbo”.

Chi c’era?

“Nico Stumpo, responsabile nazionale dell’organizzazione – risponde, ridendo. Poi, riprendendosi da una pausa e tornando serio, aggiunge -. Ho notato alcune assenze di cui non ho compreso ancora il motivo”.

Alla riunione mancava l’area dei Popolari che fa riferimento a Fioroni. Si parla di un ipotetico messaggio arrivato ai suoi per disertare la direzione…

“Bah dicono di sì – afferma scettico -, ma diciamo che tendenzialmente non sto dietro a queste cose. Sono abituato a confrontarmi. Sempre. Anche nei momenti più difficili”.

Qual è lo stato del Pd?

“A me pare positivo – commenta il segretario -. I mesi da dicembre a oggi sono serviti a riprendere un lavoro quotidiano di confronto e iniziativa politica. C’è una ripresa a livello locale e non solo, faccio, infatti, riferimento a un quadro più ampio. E’ aumentato il consenso. Un risultato che viene dall’intelligenza di Bersani che ha voluto costruire, in questa nuova fase, un’alleanza che ha tenuto conto della sinistra e dei moderati”.

Seguirà l’esempio a livello locale?

“La vicenda delle provinciali dello scorso anno è stata drammatica e gestita male, ma non è questo il punto – dice Egidi -. Pur non essendo più abituati a costruire una riflessione con gli altri, alle ultime amministrative abbiamo cercato di mettere in campo la filosofia del Pd: includere e non escludere. In alcuni casi, probabilmente, hanno pesato questioni locali, ma confrontando questo anno con quello precedente, credo sia stato fatto un passo avanti. Abbiamo creato delle alleanze con la sinistra e sperimentato quella con l’Udc: penso a Vetralla, Valentano, Acquapendente e Vitorchiano”.

E’ d’accordo con le primarie?

“Assolutamente sì – afferma convinto -. Le primarie sono lo strumento più importante che il Pd ha messo in campo. Dobbiamo rafforzarle per rafforzare la democrazia. Il problema è quando si fanno con lo spirito della vendetta e della resa dei conti, atteggiamenti che non portano a nulla di buono. Il caso di Canino è emblematico. Non sempre garantiscono la vittoria alle elezioni, specie nei piccoli centri, ma il loro valore è fondamentale”.

Come giudica la decisione del sindaco di Marta, Lucia Catanesi, che è uscita dal Pd?

“Vorrei arrivare, tra qualche tempo, a far rimpiangere, tra virgolette, la Catanesi di questa scelta, facendole capire che questa è casa sua e che, per una come lei, non ci sono altri luoghi migliori del Pd per continuare la funzione politica. Rispetto le sue riflessioni, ma vorrei dimostrarle che certe scelte, a volte, non sono poi così giuste”.

Non se lo aspettava, dunque…

“No – dice -. Non me lo aspettavo, forse perché, per me, è innaturale pensare di poter uscire dal Pd”.

La Catanesi ha parlato di disagio interno al partito. E’ così?

“Fino a qualche settimana fa avvertivo delle difficoltà. Ora, invece, tra gli amministratori, i militanti e il gruppo dirigente mi pare ci sia la speranza di una ripresa. Non che abbiamo risolto tutti i problemi – ammette il segretario -, però mi pare stia nascendo un’idea nuova di partito in cui si discute e si costruiscono soluzioni”.

Quali saranno i prossimi passi?

“Martedì ho convocato la direzione provinciale per dire fondamentalmente tre cose: alla luce dell’ampio consenso che si sta creando intorno a Bersani, come dimostrano le dichiarazioni di Veltroni e il voto unanime alla relazione del nostro segretario dopo le due direzioni nazionali, il Pd si deve fare carico della sua unità interna per mettersi a disposizione del paese.

Il secondo punto è evitare che questa nuova spinta unitaria possa trasformarsi, sul territorio, in operazioni verticistiche.

Per evitarlo, e questo è il terzo punto, bisogna fare una riflessione su di noi da dopo il congresso, il cui esito è un punto sul quale non ci siamo ritrovati e non ci ritroveremo. Bisogna cambiare il modo di discutere, creando un clima di fiducia e costruendo un nuovo concetto di partito in cui ci si rispetta di più, si parla e ci si confronta. E’ così che potremo far funzionare meglio il Pd.

E’ necessario – continua Egidi – sfruttare questa occasione attraverso una fase di ascolto nei circoli che dovremmo fare insieme agli altri elementi del Pd della minoranza per arrivare, tra qualche mese, a costruire un gruppo dirigente. Per farlo, bisogna eleggere, in tempi brevi e unitariamente, un presidente dell’assemblea provinciale che sia una garanzia politica ed espressione della minoranza.

Non voglio riproporre la triade di una volta o strani equilibri, ma credo che con questa elezione, chi è fuori dai gruppi dirigenti può rientrare a svolgere una funzione di governo e direzione politica a tutti gli effetti. La mia proposta, però, almeno fino a oggi, non ha ricevuto risposte positive. Continuerò, comunque, a rafforzare questo messaggio che nei circoli è passato da mesi”.

Cosa è cambiato rispetto alla linea Allegrini?

“Rispetto alla sua linea, ora è cambiato, fortunatamente, il Pd nazionale – afferma Egidi -. Ci sono stati, invece, momenti durissimi quando Allegrini era segretario. Ho condotto battaglie politiche, senza mai mancargli di rispetto per la funzione che ricopriva, tant’è che continuo ad avere con lui un rapporto positivo. Molto, comunque, è dipeso dalla situazione nazionale e probabilmente anche dal suo modo di vivere il partito. Una concezione che è soggettiva.

Voglio tentare di riunire le diverse anime del Pd – conclude il segretario -. E’ quello che si aspettano i nostri, specie dopo le recenti vicende italiane. Basta discutere tra di noi, ormai è cambiata la politica del paese e da qui a poco dovremo costruire la vera alternativa alla destra. Il mio è un appello alle altre sensibilità interne al partito. Sono consapevole che quando si fa una proposta, non la si può imporre, ma da qui al silenzio più assordante ce ne passa. Dico almeno di provare a discutere e magari migliorarci. Si deve percepire che chi governa il Pd, oggi, è mosso da uno spirito fortemente unitario e vuole fare insieme dei passi avanti”.


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2 luglio, 2011

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