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Viterbo - Andrea Vannini spiega a che punto è la ricerca dell'Università e bacchetta l'assessora che straparla di cose che non conosce

Cinipide e Gnomoniopsis, la Birindelli mai vista…

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Angela Birindelli al Game Fair di Tarquinia

Angela Birindelli

Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,

vorrei aggiungere qualche elemento e commento agli articoli comparsi su Tusciaweb il 27 e 31 luglio riguardanti il fungo Gnomoniopsis come agente di controllo biologico del cinipide galligeno del castagno.

Innanzitutto un breve inquadramento ecologico e qualche cenno “storico” che integra quanto da lei correttamente riportato nel’articolo del 27 luglio: il fungo in esame è un abitante “naturale” dei tessuti di castagno in grado di aggredire e uccidere i tessuti delle galle formate dal cinipide con un effetto letale ma indiretto sull’insetto.

In pratica si tratta di una tematica tipicamente micologica e di patologia vegetale con un “effetto” vantaggioso nel controllo di un problema entomologico come quello del cinipide del castagno. Le prime esperienze di ricerca su questo fungo sono state condotte dal mio collega, patologo vegetale, professor Paolo Magro a seguito del ritrovamento da parte del professor Bruno Paparatti, entomologo, al quale mi unisce una proficua e datata collaborazione sulle problematiche fitosanitarie del castagno, di rami con galle precocemente disseccate.

Da circa un anno il laboratorio di micologia, da me coordinato, ha iniziato autonomamente una sperimentazione in campo per saggiare l’efficacia di Gnomoniopsis sp. come agente di controllo biologico del cinipide del castagno in collaborazione con il laboratorio del professor Paparatti.

Tale sperimentazione è stata condotta su esclusiva iniziativa e a totale carico economico del laboratorio di micologia, senza alcun finanziamento pubblico esterno, tantomeno regionale, ma con il supporto “in natura” e la collaborazione di una azienda castanicola che ha messo a disposizione i propri impianti per la sperimentazione.

Personalmente non ho mai avuto l’onore e il piacere di interloquire con l’assessore Birindelli, ne tantomeno esistono indicazioni verbali o scritte che “incarichino” o “abbiano incaricato” il nostro laboratorio a lavorare su questo argomento.

Qualsiasi colloquio a riguardo è stato evidentemente fatto con l’interlocutore sbagliato o improprio. Dell’argomento è stato fatto breve cenno al tavolo di filiera dei frutti a guscio – sezione castagne del Mipaaf, al quale partecipo come rappresentante nazionale dell’Università insieme al professor Roberto Botta dell’Università di Torino.

Tuttavia non sono stati divulgati né dati, né numeri sulla sperimentazione in atto, la quale ha dato sicuramente risultati “estremamente” interessanti ed originali (siamo l’unico gruppo di ricerca al mondo ad aver lavorato sull’utilizzo di Gnomoniopsis sp quale agente di controllo biologico del cinipide galligeno) che hanno però necessità di verifiche e repliche prima di essere solidamente accettati secondo il metodo scientifico ed essere quindi utilizzati secondo protocolli applicativi.

Per questa ragione il laboratorio che ho l’onore e il piacere di coordinare, ha deciso di mantenere un profilo discreto, ritenendo necessario confermare i risultati ottenuti con almeno 1 o 2 anni di ulteriore sperimentazione in campo e laboratorio.

Detto ciò il mio laboratorio e, ne sono certo, anche quello del professor Paparatti, è totalmente disponibile a lavorare e ad impegnarsi su tale argomento con gli enti territoriali tutti, in virtù di progettualità da definire e quantificare. Comunque vada, facendo conto sulle scarse risorse interne al nostro gruppo che potremmo dedicare all’argomento, faremo comunque il possibile per continuare le esperienze di ricerca avviate e arrivare, nei tempi necessari, ad un risultato applicabile.

La preghiera è quella di non pubblicare numeri improbabili o non verificabili sull’efficacia del fungo o sul numero di anni guadagnati o guadagnabili; di non raccontare “storie” sul ruolo di formiche e simili ma di comunicare osservazioni e eventi a noi ricercatori per garantire un opportuno filtro di rigore scientifico. Infine, lasciamo lavorare i ricercatori nella dovuta discrezione e riservatezza senza creare bailamme mediatico intorno ad un argomento che può diventare “opportunità” per i numerosissimi produttori castanicoli che meritano risposte certe e non “false illusioni”, specialmente in un momento di crisi della castanicoltura come questo.

professor Andrea Vannini
Laboratorio di Micologia e Patologia Forestale – Dibaf – Università degli Studi della Tuscia


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2 agosto, 2011

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