![]() Marcello Meroi |
![]() Il capogruppo dell'Udc in Provincia Francesco Bigiotti |
![]() Federico Grattarola |
![]() Gianluca Mantuano |
– Niente da fare. La lunga pausa non ha dato l’auspicata fumata bianca. Nel Pdl manca l’intesa sul nome e manca anche l’accordo sui nomi per i quattro assessori da riportare in giunta. Tabula rasa.
Non c’è l’intesa, il consiglio provinciale riprende, ma il Pdl procede in ordine sparso. Capitoni propone Vincenzo Bruni, Maantuano il consigliere Fracassini, Bigiotti (Udc), verificando che non c’è unitarietà nella maggioranza, annuncia l’intenzione di non partecipare all’elezione del presidente.
“Lo dico – dice Bigiotti – in modo indignato, auspico che il consiglio proseguendo possa dare i suoi frutti, ma il mio gruppo non parteciperà alla votazione, rientrando dopo per votare il conto consuntivo, perché ci sarebbero disagi profondi nel non approvarlo”.
Si sancisce il nulla di fatto. “Non trovo le parole adatte per descrivere quanto sta accadendo – dice Federico Grattarola (Pd) – il silenzio sarebbe la cosa migliore. Non essendoci accordo, propongo alla minoranza di eleggere un esponente dell’opposizione. Sceglietelo voi e andiamo avanti.
L’Udc non partecipa, un voto che non serve a nulla. Se non si elegge il presidente oggi, Meroi dovrebbe trarne le conclusioni e dimettersi. Io mi domando se è giusto partecipare a questo consesso, mi sento avvilito per essere compartecipe di quanto sta avvenendo”.
Camilli (Pdl) condivide il pensiero di Bigiotti e Grattarola. “Mi astengo – spiega – auspico una svolta, così da poter svolgere il nostro ruolo, che è quello di amministrare”.
Durante la mattinata era circolata la voce che voleva lo stesso Camilli candidato alla presidenza, un ritorno non suffragato però dai numeri. Una parte del Pdl, ovvero i quarantenni, non lo avrebbe sostenuto. E ovviamente nemmeno la minoranza, seppure la volta scorsa aveva proposto il suo nome.
Quindi il presidente del consiglio non c’è, ma il Pdl perde pure il capogruppo. “Informo di avere rassegnato le mie dimissioni – spiega Mantuano – sono già state protocollate”.
Marcello Meroi non è presente e Angelo Cappelli lo fa notare. “Dovrebbe essere qui – spiega l’esponente Pd – e rassegnare lui le dimissioni, non essendo possibile andare avanti”.
Come candidato, Fracassini non avrebbe voluto parlare, ma stimolato da Cappeli lo fa. “La carica del presidente è elettiva – sottolinea – il Pdl ha dato due candidati, la minoranza ha più scelta. Meroi non deve dare indicazioni, perché è il consiglio che decide. Mi candiderò sempre fino a quando non sarò eletto”. E Bruni, altro candidato, gli fa eco.
“La gente non credo abbia una grande impressione – spiega Bruni – guardando questo spettacolo. C’è una difficoltà non di poltrone, non di visibilità, da tanti anni che sono in politica, non ho ricoperto incarichi. Ho solo pensato che per me fosse una conclusione di un percorso fatto in amministrazione provinciale, un ruolo che dignitosamente avrei potuto svolgere, con l’esperienza acquisita.
Sono comunque contento dell’appoggio avuto e chiunque voglia sostenermi, a me fa piacere. Se non sarò eletto, ovvio che sono bruciato. Non mi sono candidato contro Fracassini”. Competizione solo politica, precisa Fracassini. “Io quello che sottolineo – dice rivolgendosi a Bruni – è che tu puoi sentirti bruciato se non sarai eletto. Io no. Quello che non mi piace è che io non ci sto a essere nominato, io mi candido”.
Mentre Mantuano chiama allo scoperto il Pd. “O il candidato c’è e lo proponete, se non c’è, non lo possiamo scegliere noi”. Parole al vento. Di tutti. Si va al voto. Tre voti a Fracassini e quattro a Bruni, con la minoranza che si astiene, insieme a Camilli e Bruni e l’Udc uscito. Per Fracassini hanno votato i consiglieri, oltre a se stesso, Mantuano e Bartolacci. Mentre per Bruni hanno votato Capitoni, Cuzzoli, Serra e Staccini. Votazione infruttuosa.
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