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Tribunale - La donna ascoltata in aula dai giudici

Violenza sessuale sulla Michta, assolto

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Mariola Michta

Mariola Henrycka Michta, al momento dell'arresto per l'omicidio Rizzello

Assolto perché il fatto non sussiste.

Si è chiuso così il processo a D.C., l’ex volontario della Caritas di Civita Castellana denunciato per violenza sessuale da Mariola Henrycka Michta, la 34enne polacca già condannata per l’omicidio di Marcella Rizzello.

La donna ha risposto in aula alle domande di accusa (pm Renzo Petroselli) e difesa (avvocato Walter Pella). Una testimonianza tutto sommato lucida, la sua. Non coerente con quanto raccontato dai testimoni, ma fedele alla querela che la Michta sporse nel giugno 2008 e in cui denunciava di essere stata palpeggiata dall’ex volontario. I fatti risalivano a un paio di mesi prima.

“Se fai l’amore con me – le avrebbe detto D.C. – ti do soldi, vestiti migliori, cibo e giocattoli”. Intanto, si sarebbe calato pantaloni e slip, per poi slacciare quelli della Michta e allungare le mani su di lei.

La Michta ha spiegato di aver raccontato tutto a una volontaria della Caritas, che però ha smentito. “Non mi ha mai fatto confidenze del genere – ha detto la volontaria in aula -. Del resto, questa ragazza parlava spesso di cose strampalate. Di uno stesso fatto, dava mille versioni diverse”. L’omicidio Rizzello insegna. Fino a una settimana fa, si dava per certo che la Michta fosse sulla scena del delitto insieme al suo ex compagno Giorgio De Vito, tuttora in attesa di giudizio. Era lei stessa a confermarlo. Ora, dopo la scoperta dei documenti del Cto di Roma che attestano che la donna era in ospedale la mattina dell’omicidio,  il suo ruolo nel delitto è stato rimesso in questione. E, inevitabilmente, anche le sue testimonianze, autoaccusatorie – chissà perché – e inattendibili.

Il pm Petroselli ha rimarcato la precisione del suo racconto, facendo anche notare che la Michta non aveva alcun interesse a sporgere una falsa denuncia contro D.C., sul quale, tra l’altro, circolavano “strane dicerie”, riguardanti una sua presunta abitudine ad allungare le mani. Pertanto, ha chiesto la condanna dell’uomo a due anni e otto mesi. La difesa ha avuto gioco facile nel puntare sulle contraddizioni della Michta e sulla sua inattendibilità. Da qui la richiesta di assoluzione per l’ex volontario, accolta dal collegio dei giudici.


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11 ottobre, 2011

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