![]() |
![]() |
![]() |
– Tra Ronciglione e Malindi, Kenya, ci sono otto ore di aereo e due scali. Ma a loro non importa.
Sono partiti sabato notte in 14, carichi di valigie con vestiti e medicine. Quarantasei chili di bagaglio a mano ciascuno. Roberto Lilli non poteva che essere tra loro.
Il parrucchiere ronciglionese è il capofila di questa spedizione. E’ stato lui a organizzare il lungo viaggio che, da Ronciglione, ha portato 14 persone in Kenya con un obiettivo comune: costruire la “fattoria di Karen”, così chiamata in onore di sua figlia e dell’autrice di “La mia Africa” Karen Blixen.
Ad aspettarli troveranno i volontari dell’associazione Karibuni, che in swahili significa “benvenuto”. L’ha fondata nel 2004 l’imprenditore comasco e attuale presidente Gianfranco Ranieri. E dall’incontro tra lui, Roberto e la moglie Sheila, a marzo, nasce il progetto della fattoria di Karen.
“Sorgerà a Langobaya – spiega Ranieri -, a 70 chilometri da Malindi. La accorperemo a una fattoria già realizzata in un terreno vicino. Le due farm si estenderanno per 160mila metri quadrati e nutriranno 15mila persone”.
Il campo di Langobaya, per ora, è una landa desolata. “Una zona di savana grigia”, la definisce Ranieri, in cui tutto è morto e secco perché l’acqua è un miraggio. La pioggia non cade da due anni e quando arriva, scende a cascate e trasforma le strade in fiumi. Ma il presidente ha pensato anche a questo. “Karibuni ha costruito pozzi e serbatoi. La prima fattoria, da noi realizzata qui un anno e mezzo fa, è una vera oasi nel deserto. Quella di Karen ne sarà il raddoppio”.
Roberto e Sheila hanno dedicato tutte le loro energie a questa creatura che porta il nome della loro bambina. Per far partire la raccolta fondi, il 16 luglio scorso, hanno organizzato una cena di beneficenza sul lago di Vico alla quale ha partecipato anche Ranieri. ll ricavato, 12mila euro, è stato interamente devoluto alla fattoria. L’idea iniziale era di farla sorgere a Gis, accanto alla scuola costruita da Karibuni per sfamare gli 80 piccoli studenti e la comunità locale. Ma l’associazione ha incontrato le resistenze dei gruppi tribali. E il progetto ha cambiato sede.
“Il contatto con la popolazione non è sempre facile – ammette il presidente -. Essere accettati non è mai scontato. Il Kenya è abituato a ricevere aiuti sterili, che vanno bene per tamponare le emergenze, ma non risolvono i problemi”. E’ la “carità che uccide” di cui parla anche l’economista africana Dambisa Moyo nel suo omonimo libro, che a Ranieri piace citare: i kenioti si aspettano di ricevere, ma perché la carità funzioni devono essere i primi a mettersi in gioco e dare.
Questo è lo stile Karibuni: non solo ospedali, ma scuole per infermieri; non solo farmacie, ma laboratori per realizzare le medicine. E qui, come nelle fattorie, a lavorare devono essere i kenioti.
“Ho conosciuto Roberto a marzo – racconta Ranieri – e da imprenditore, come me, ha abbracciato subito la nostra filosofia. In questi giorni non solo monitorerà i lavori per la fattoria di Karen, ma rifornirà la scuola dei mestieri di phon, spazzole e tutto l’occorrente per insegnare alle ragazze a fare le parrucchiere”.
Il segreto, insegna Ranieri, non è portare cibo dove manca, ma puntare sulla formazione. Perché se l’Europa tende una mano, l’Africa può andare avanti da sola, con i suoi uomini, frutti e risorse. I risultati si misurano col tempo. Ma soprattutto col lavoro. E quando arrivano riempiono di gioia.
“La soddisfazione più grande – dichiara il presidente – è vedere i nostri bambini correre e saltare. Tre anni fa non potevano farlo: l’80% dei piccoli della scuola di Mida aveva la scabbia. Abbiamo fatto dei corsi per spiegare a genitori e insegnanti come lavarli e curarli e oggi sono tutti sani”.
Una filosofia del fare – e non del fare carità – che paga. “In un anno abbiamo realizzato cinque fattorie, creato ottanta botteghe artigiane e centinaia di posti di lavoro, grazie al progetto del microcredito: prestiamo 200 euro per l’avvio di un’attività e chi li riceve deve impegnarsi a restituirli entro l’anno. I soldi vengono poi reinvestiti in nuove attività e si crea un indotto economico solido e autosufficiente”.
Così il Kenya cammina sulle sue gambe e Karibuni gli insegna come fare.
Stefania Moretti
Intervista al presidente di Karibuni Gianfranco Ranieri Da Ronciglione in Kenya – Stefania Moretti
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY