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– Dieci condanne per riciclaggio. Da un minimo di due anni e otto mesi a un massimo di sei anni.
Si è concluso così il processo ai dieci imputati del processo “Meccano”, dal nome dell’omonima operazione che, tra il 2001 e il 2003, sgominò una banda specializzata nel furto di auto che venivano poi rivendute intere, taroccate o a pezzi.
La sentenza è stata emessa ieri mattina, dal collegio dei giudici del tribunale di Viterbo presieduto da Italo Ernesto Centaro (a latere Salvatore Fanti e Franca Marinelli).
Un’associazione perfettamente organizzata, nella quale ognuno aveva il suo compito: c’era chi rubava le auto, chi le smontava, chi le riassemblava e chi le metteva sul mercato.
L’indagine, coordinata dal pm Paola Conti, era partita da una Volkswagen Polo venduta da Viterbo a un concessionario di Aprilia. Da un controllo, risultò che l’auto aveva targa e telaio contraffatti.
Le intercettazioni della Procura di Viterbo fecero il resto, consentendo di individuare il gruppo, costituito, in gran parte da romani. 17 le misure cautelari emesse, per un totale di 33 imputati al processo, alcuni dei quali già giudicati con rito abbreviato e condannati. L’accusa iniziale era quella di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, ma, visti i tanti anni trascorsi, l’associazione a delinquere è caduta in prescrizione, ferma restando l’ipotesi di riciclaggio.
Dei dieci alla sbarra fino a ieri, solo uno è originario di Viterbo. I legali attendono, ora, il deposito delle motivazioni della sentenza, entro i prossimi 90 giorni, per un eventuale ricorso in appello.
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