Sentenza della Corte dei Conti - Cev - L'assessore dovrà risarcire il comune per danno erariale
 L'assessore Paolo Muroni |
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– Danno erariale, Muroni condannato a pagare 190mila euro.
E’ la cifra che l’assessore alle Attività produttive e al Commercio dovrà risarcire al Comune di Viterbo in merito alla vicenda del Cev.
Così ha deciso la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, riformulando la sentenza del 26 ottobre 201o in cui Muroni era stato condannato in primo grado a pagare 20mila euro.
Per un “errore materiale”, come si legge nella nuova sentenza pubblicata il 19 ottobre scorso, la Corte dei conti ha modificato la cifra della precedente sentenza, condannando l’assessore Muroni a pagare 190mila euro, più gli interessi legali, la rivalutazione monetaria e le spese di giudizio.
Per la magistratura contabile, Muroni avrebbe causato un danno erariale alle casse comunali in seguito a irregolarità nelle attività gestionali compiute tra il 2004 e il 2008 dagli amministratori e dirigenti del Comune di Viterbo nell’ambito dei rapporti con il Cev. Irregolarità che sarebbero state accertate dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza del capoluogo in seguito a un’ispezione fiscale.
Come si legge sulla sentenza, “il Comune ha erogato al Cev 932mila 428 euro per l’anno 2006 e un milione di euro per l’anno 2007 che invece di essere usate per l’aumento di capitale, sono state impiegate per ripianare le passività della società. Le somme – si legge ancora – in realtà sono andate a coprire le gravi perdite Cev in un momento in cui il bilancio societario non poteva verosimilmente garantire la continuità aziendale”.
Nell’erogare il denaro “gli amministratori e i dirigenti comunali responsabili – è scritto nella sentenza – hanno omesso qualsiasi effettiva valutazione sulla legittimità ed economicità della scelta di ricapitalizzazione” della società.
La vicenda vede coinvolti anche altri componenti della giunta comunale. “La grave negligenza che caratterizza le condotte degli amministratori – è scritto nella sentenza della Corte dei Conti – sino al limite della cosciente e volontaria previsione e volizione delle conseguenze dannose delle loro azioni è dimostrato dal fatto di avere deliberato senza la necessaria preventiva delibera di aumento del capitale della società Cev e senza prevedere un obbligo di restituzione da parte di quest’ultima, di utilizzare la provvista ottenuta con detto aumento per coprire le perdite, con conseguente danno per il Comune“.
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