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Operazione Nemesi - Entrambi si trovano ai domiciliari

Reperti archeologici falsi, due arresti a Tarquinia

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Massimo Bordo

Massimo Bordo

Massimiliano Congiu

Massimiliano Congiu

Edoardo David

Edoardo David

Enrico Corradi

Enrico Corradi

Massimo Monaco

Massimo Monaco

Enrico Diomedi

Enrico Diomedi

Mariano Capomaggi

Mariano Capomaggi

Un'immagine della conferenza stampa

Un’immagine della conferenza stampa

Alcuni dei reperti sequestrati

Alcuni dei reperti sequestrati

– Anfore. Vasi in stile attico. E ancora monete e olle etrusche.

Sono migliaia i reperti che la guardia di finanza di Roma ha sequestrato a conclusione dell’operazione Nemesi, che ha portato all’arresto di sette persone (video).

Tra loro ci sono anche Massimo Bordo di Tarquinia e Massimiliano Congiu, nato a Roma, ma da anni residente nel paese del litorale. Entrambi, arrestati nelle loro case a Tarquinia, sono ora ai domiciliari.

Gli altri a finire in manette sono: Mariano Capomaggi, Edoardo David, Massimo Monaco, tutti e tre a Regina Coeli ed Enrico Corradi ed Enrico Diomedi, anche loro ai domiciliari.

In base a quanto accertato dagli uomini delle fiamme gialle, gli oltre tremila manufatti falsi sequestrati a Bordo erano pronti per essere venduti.

I finanzieri hanno accertato anche la sua tecnica di produzione dei manufatti. Per realizzare le opere, infatti, Bordo avrebbe inserito delle polveri provenienti dalla macinazione di frammenti ceramici autentici d’epoca nell’impasto usato nella produzione di opere moderne.

Ingegnose, però, erano anche le tecniche di contraffazione dei reperti, che venivano invecchiati attraverso l’irradiazione all’interno di macchinari ospedalieri nella disponibilità di uno degli arrestati di professione infermiere.

Le indagini sono scattate in seguito alla denuncia di una delle vittime della truffa: un anziano nobile che sarebbe caduto nella trappola spinto dal desiderio di ampliare la sua collezione privata.

L’uomo, secondo gli accertamenti, avrebbe acquistato ben trecento reperti archeologici abilmente contraffatti, costituiti principalmente da opere vascolari di origine etrusca, pagando una cifra di oltre seicentomila euro.

E non solo. L’anziano avrebbe anche consegnato oggetti di valore in cambio dei reperti contraffatti.

Il modo di agire era sempre lo stesso. I membri dell’organizzazione, spacciandosi per curatori di musei, presentavano alla vittima di turno falsi proprietari di collezioni familiari da cedere dietro pagamento di lauti corrispettivi.

L’organizzazione operava nelle province di Roma, Latina e Viterbo. Gli arrestati  dovranno rispondere dei gravi reati di associazione a delinquere, rapina aggravata, contraffazione di opere d’arte, truffa e lesioni personali aggravate.

Altre sette persone sono invece indagate per avere prodotto e messo in commercio i manufatti falsi.

Non si fermano i controlli da parte della finanza. Accertamenti mirati a individuare altre vittime delle truffe e altri complici.


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14 dicembre, 2011

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