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– “Un giorno che ricorderò per sempre… Una notte che sembrava non finisse mai… Il mio sogno infranto fra le lacrime… Una parte di me è rimasta intrappolata là in fondo…”.
Francesca Tardani, la 33enne di Civitella D’Agliano scampata alla tragedia del Giglio, dalla sera del 13 gennaio non è più la stessa. Qualcosa in lei, dopo quel drammatico incidente, è cambiato. Una parte di quella ragazza bella e solare è rimasta sulla Costa Concordia.
Il giorno dopo, per Francesca, fa ancora più male. E’ brutto perché “si susseguono le immagini di quei momenti e perché la testa e le orecchie continuano a fare male per le urla della gente disperata”.
La 33enne racconterà la sua testimonianza questa mattina alle 9 in diretta sul programma Mediaset Mattino 5, in onda su Canale 5.
Come è il giorno dopo questa tragica esperienza?
“Mi sembra ancora di stare in pendenza con il pavimento storto – dice la giovane -. E’ brutto perché inizio a rendermi conto di quello che è successo. Rido e piango. Ho dormito poco e male perché rivivevo quei momenti: il black out, io con i miei compagni sul lettone al buio e in balia della corrente, senza sapere che fine avremmo fatto.
E poi la gente che urlava: mi fanno ancora male le orecchie e la testa. Ogni volta che vedo la televisione è una violenza”.
Sulla nave vi eravate resi conto che alcuni passeggeri o persone dell’equipaggio potevano rimanere a bordo, senza la possibilità di salvarsi?
“Sì. La cosa peggiore era sapere che l’equipaggio sarebbe stato l’ultimo a scendere – racconta la giovane con voce sconvolta – e che forse per loro non ci sarebbero state le scialuppe.
Un’altra cosa che mi ha fatto male è stata vedere una persona anziana con la carrozzina intrappolata nella cabina. Ho iniziato a piangere perché io e i miei compagni volevamo aiutarla, ma visto che la nave era a 80 gradi di pendenza non si poteva fare niente. Era impossibile portarla di sotto”.
E’ stata una delle prime a salire sulle scialuppe?
“Abbiamo aspettato per più di un’ora in camera mentre la gente di sotto era in delirio. Alla fine siamo scesi e siamo riusciti a raggiungere a spintoni le imbarcazioni di salvataggio”.
C’è stato un momento in cui ha pensato di morire?
“Sulla scialuppa – risponde secca -. Non ci volevo andare, avrei preferito saltare dal balcone della camera. Lì ho avuto la paura più grande. La scialuppa è tremenda: è tutta di ferro e se si rompe si rischia davvero il peggio. A bordo eravamo in trenta, uno sopra all’altro, e non immagino cosa sarebbe potuto accadere se si fosse rotto un gancio durante la discesa in mare”.
Ha, dunque, avuto più paura in quel momento che nel trovarsi sopra una nave che sta per affondare…
“Sì. Quando stavo sulla scialuppa ho chiamato anche a casa perché pensavo potesse essere la l’ultima telefonata della mia vita. Ho avvisato la mia famiglia, perché non sapevo se li avrei più risentiti”.
Per lei il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, ha davvero minimizzato l’episodio, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo?
“Appena ho sentito la voce del capitano – dice Francesca – ho avuto una brutta impressione. Mi sono imbarcata alle 15 e il primo impatto non è stato buono. Il tono che aveva nel darci il benvenuto a bordo era spavaldo, scherzoso. Sembrava quasi giocasse.
Il capitano, invece, deve essere una figura ferma, seria e rassicurante. Al contrario lui mi sembrava pieno di sé. Non mi ha dato fiducia”.
Come ha gestito, secondo lei, l’incidente?
“Con molta superficialità. Dopo il lungo black out in seguito all’impatto, si sono accese le luci di emergenza e il comandante ci ha detto di stare tranquilli e restare dove eravamo perché tutto era sotto controllo. Dopo un’ora invece ci ha comunicato di abbandonare la nave, mettere i giubotti di salvataggio e di raggiungere le scialuppe. Senza spiegazioni”.
Il comandante è stato uno dei primi ad abbandonare la nave?
“Sì – afferma -. Intorno a mezzanotte era sulla scialuppa insieme a Francesca Rettondini che è la conduttrice del reality a cui ho partecipato”.
In che modo ha giustificato la vicinanza all’isola del Giglio?
“Non conoscevo le tappe del tragitto che ci avrebbe portato a Savona – spiega – e quindi non sapevo ci dovessimo avvicinare al Giglio. Sulla nave circolava voce che il comandante si fosse avvicinato tanto per salutare il sindaco dell’isola”.
Una manovra azzardata…
“La mia impressione è che lui si sia reso conto della stupidaggine e accorgendosi del rischio di poter andare a sbattere contro gli scogli abbia improvvisamente sterzato”.
Cosa pensa di tutta questa situazione?
“E’ assurdo che una nave così grande possa aver fatto una fine del genere per un incosciente che voleva salutare una persona che conosceva – dice senza nascondere una certa rabbia -. Il comandante ha messo a repentaglio la vita di oltre quattromila persone, fregandosene e scappando poi come un codardo.
E’ allucinante – prosegue come un fiume in piena – che una nave così grande, un mostro di quel genere, si sia incagliata in una secca all’isola del Giglio. Non voglio pensare a cosa poteva accadere se ci fossimo trovati in mare aperto”.
C’è qualcosa di quello che hanno diffuso i media che vuole commentare o che non le sembra esatto?
“No non posso dire niente. Le testimonianza sono corrette. E’ tutto reale purtroppo”.
Rifarebbe un’esperienza del genere?
“Mi hanno presa per matta – dice -, ma se avessi la possibilità di fare una crociera, la rifarei”.
Perché questo desiderio?
“Il mio sogno è sempre stato quello di lavorare come parrucchiera su una nave da crociera – dice -. Poi è arrivata l’occasione del reality e ho creduto davvero potesse essere l’esperienza della mia vita, facendo una crociera nell’ambito del mio lavoro. Ero carica. Pensavo solo al viaggio. Non camminavo, ma volavo. Se la produzione dovesse ripristinare tutto, rifarei sia il programma che il viaggio. Ormai è una questione di principio”.
Cosa è rimasto di lei su quella nave?
“Una parte di me – racconta con la voce rotta dalle lacrime -. Il mio vestito da danzatrice del ventre è sulla Costa Concordia. Lo avevo fatto cucire per il reality a cui ho partecipato. Era bluette. Bellissimo. Era mio”.
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