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Ferrovie - Leonardo Varvaro, docente universitario, racconta l'odissea dei pendolari sulla Viterbo-Roma

Un viaggio allucinante! Senza nessuna assistenza

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Leonardo Varvaro

Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,

ho letto l’articolo su Tusciaweb Viterbo-Roma, un’odissea al gelo per centinaia di pendolari. C’ero anch’io (purtroppo) su quel maledetto treno!

La mia è una storia simile a quella degli altri sfortunati passeggeri e non ritenevo che potesse interessare a qualcuno. Mi sono, poi, deciso a scriverle sia per confutare un’affermazione della presidente Polverini, riportata nell’articolo di cui sopra, sia per ringraziare pubblicamente chi ci ha veramente aiutato in quella situazione drammatica.

Un viaggio allucinante! Assolutamente non prevedibile. Avevo un importante impegno a Roma per venerdì mattina. Pensavo, comunque, di rinviarlo a causa delle previsioni meteo che parlavano di nevicate su Viterbo e su Roma. Ma giovedì sera sono andato sul sito delle Ferrovie dello Stato per avere informazioni aggiornate sui treni. Questo è quanto vi era riportato: Nel Lazio in caso di forti precipitazioni nevose, le FS hanno attivato un programma di esercizio ridotto. Sulla linea F3 Roma-Cesano-Viterbo vengono garantite 2 corse/ora tra Roma Ostiense e Cesano (e viceversa) e 1 corsa/ora tra Cesano e Viterbo (e viceversa).

Rassicurato, mi sono recato la mattina di venerdì alla stazione di Porta Romana ed ho preso il treno delle 6,57. Alle ore 12,30 ero già pronto per ritornare a Viterbo e mi sono recato alla stazione del “Gemelli”.

E lì comincia la (dis)avventura! C’è gente che aspetta da diverse ore. Dalle 9,30 non passano più treni diretti a Cesano e/o Viterbo. Sul quadro luminoso c’è una indicazione per la successiva corsa: Cesano ore 13,49. Poi, cominciano a cambiare sia le destinazioni (Bracciano, Cesano, Viterbo) che gli orari (14,14; 14,40; 15,14; e così via). Ogni tanto una comunicazione sonora sui possibili ritardi dei treni. Niente altro. Poi, all’improvviso compare una scritta: destinazione Viterbo, ritardo 175 min, partenza 16,10.

Arriva un treno lungo, troppo lungo (poi sapremo che si tratta di due treni collegati). Partiamo. Tutto bene fino alla fermata “La Storta”. Lì rimaniamo fermi circa un’ora. Nessuna informazione certa da parte del personale del treno. Arrivano voci: “è caduto un albero sulla linea elettrica”, “ci sono due treni fermi davanti a noi”, “gli scambi sono congelati”, “il locomotore è rotto”, “stanno cercando di risolvere il problema”, ecc…

Poi arriva un altro treno sulla stessa linea, e si ferma definitivamente alla Storta. Ne scendono i passeggeri e salgono sul nostro treno (credo si trattasse del treno su cui si trovava il signor Angelo Conforti, come da suo resoconto su il Corriere della Sera e riportato anche su Tusciaweb). A quel punto si parla di 700-800 passeggeri.

Finalmente si riparte, si arriva alla fermata di Olgiata. Un ulteriore (ma accettabile) ritardo e poi via verso Cesano. Ma, in aperta campagna, ci fermiamo. Qualcuno dice che siamo vicini a Cesano (700 metri, 1Km, 2 Km?). Nessuna informazione da parte del personale delle Fs. Il treno comincia ad andare su e giù: qualche metro faticosamente in avanti e poi diversi metri indietro. E poi di nuovo in avanti e così via. Sembra che ci sia una salita e che il treno non ce la faccia. Prende più volte la rincorsa ma… inutilmente.

Passano le ore. Forse sta arrivando un altro locomotore per trainare il nostro treno. Attendiamo. Il sistema di riscaldamento non funziona più. Il gelo si fa sentire. Poi va via la luce. Gli umori dei viaggiatori sono molto vari e cambiano nel tempo: ironia, preoccupazione, incredulità, nervosismo, ira, paura, isteria.

Si urla, si litiga, si accusa, si telefona ad amici e parenti, ai numeri di emergenza per chiedere aiuto. Alcuni si sentono male.

Arrivano finalmente alcuni carabinieri e alcuni volontari della Protezione civile che cercano di tranquillizzarci. Ci viene detto che, se vogliamo, possiamo raggiungere a piedi lungo il binario la stazione di Cesano, dove stanno organizzando l’accoglienza. Moltissimi accettano di fare questa pesantissima “passeggiata” in piena notte, sprofondando nei 30-40 cm di neve fresca, con una nevicata in atto, con un forte vento gelido e con diversi gradi sotto zero!

Io non me la sono sentita e sono rimasto sul treno, insieme ad una sessantina di altri passeggeri. Ci hanno fatto spostare nell’unico vagone un po’ riscaldato e con la luce. In attesa di un trasbordo su un altro treno, trainato da un motore diesel, in arrivo. Altra attesa. Mezzanotte è passata da un pezzo. Finalmente arriva. Giungiamo alla stazione di Cesano.

Non c’è nessuna accoglienza! Ci sono alcuni dipendenti delle Fs e qualche volontario della Protezione civile, armati solo di buona volontà ma completamente privi di mezzi. Nessun intervento né da parte delle Fs né da parte della Protezione civile. Altro che “l’assistenza ai pendolari rimasti bloccati… con coperte, bevande calde e pasti” di cui parla la presidente Polverini nell’articolo di cui sopra su Tusciaweb!!!

Altra attesa al freddo, cercando di capire che fine avremmo fatto, finché qualcuno ci dice che stanno arrivando carabinieri e militari dell’esercito che con i loro automezzi ci trasferiranno, a piccoli gruppi di 4-8 persone, nei locali della Scuola di fanteria di Cesano. La spola dura a lungo (il giorno dopo sapremo che eravamo circa 450).

In caserma, i militari (non altri!) ci danno qualcosa da mangiare e da bere, si prodigano senza risparmiarsi e in maniera encomiabile (siamo in piena notte!) per garantirci un minimo di comodità, ci accompagnano nei locali riscaldati, ci fanno accomodare su poltroncine o in brandine, ci forniscono delle coperte. La mattina dopo, una bevanda calda e poi tutti in attesa che vengano liberate le strade dalla neve.

Dopo il pranzo nella sala mensa, i militari cominciano ad accompagnare a destinazione i viaggiatori che sono diretti nei paesi vicini. Rimaniamo una settantina di persone diretti a Capranica, Vetralla e Viterbo. Ma la Cassia è ancora impraticabile, anche a causa di numerosi mezzi rimasti bloccati o di traverso. Si rischia di dover rimanere un’altra notte in Caserma. Poi i militari ci comunicano che sono riusciti a trovare una soluzione. Ci fanno salire su due autobus militari, preceduti da due mezzi battistrada (uno dei carabinieri, l’altro della Scuola di Fanteria) e da una grossa pala meccanica. Partiamo alle ore 16 circa e procediamo molto lentamente. Arriviamo finalmente a Viterbo intorno alle ore 21,30.

Quando siamo partiti da Cesano, abbiamo ringraziato sentitamente i militari per quanto avevano fatto per noi. Ci sorridevano e rispondevano che non avevano fatto nulla di particolare. Soltanto il loro dovere. Un sottufficiale, salutandoci, ha aggiunto che “l’esercito italiano è l’esercito per gli Italiani”. Così, semplicemente.

Una grande lezione di umiltà e di senso del dovere. Un termine quest’ultimo il cui significato è apparso evidentemente del tutto sconosciuto ad altre strutture e organizzazioni! Se non fosse stato per quei carabinieri e per quei giovani (ragazzi e ragazze) militari della Scuola di fanteria, non so come sarebbe andata a finire.

Non conosco i loro nomi e fra qualche giorno non ricorderò più i loro volti. Ma porterò sempre con me, con un sentimento di profonda gratitudine, il ricordo del loro impegno e della loro cortesia.

Cordiali saluti
Leonardo Varvaro
Docente presso l’Università della Tuscia


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7 febbraio, 2012

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