– Riduzione in schiavitù, chiesto maxirisarcimento.
Due milioni di euro di risarcimento, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 300mila euro.
E’ la somma richiesta dagli avvocati dei cinque lavoratori indiani schiavizzati e costretti a vivere in condizioni disumane, secondo quanto emerso dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma.
L’indagine culminò nell’operazione Kunta Sing, condotta dalla polizia di Tarquinia, che a luglio 2011 arrestò l’imprenditore di Canino L.T. e il suo presunto intermediario S.B..
L’accusa era quella di aver sfruttato cinque allevatori indiani, sottopagati e fatti vivere in alloggi fatiscenti, sporchi e senza servizi igienici.
Ieri la prima udienza del processo, nell’aula bunker del carcere di Rebibbia.
A fronte dei maxirisarcimenti chiesti dagli avvocati di parte civile Giovanni Bartoletti e Samuele De Santis, che assistono gli indiani, la difesa, rappresentata dal legale Giosuè Bruno Naso ha chiesto un rinvio per avere il tempo necessario di trovare un accordo con l’altra parte sull’entità delle somme.
Prossima udienza il 12 luglio.
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