![]() Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese |
– Era accusato di aver guidato sotto l’effetto di stupefacenti. Il gup del tribunale di Viterbo lo ha assolto perché il fatto non sussiste.
Si è concluso così il processo con rito abbreviato a un 26enne toscano, fermato a un posto di blocco a Bolsena il 16 aprile 2009.
In macchina i carabinieri gli trovarono otto grammi di hashish. Quantità più riconducibile a un uso personale che non a una detenzione di droga con finalità di spaccio. Ma il punto, secondo i carabinieri, era che il giovane si fosse messo alla guida sotto l’effetto di hashish. L’analisi delle urine, infatti, aveva accertato la presenza di principio attivo cannabinoide.
A carico del ragazzo, incensurato, fu emesso un decreto penale di condanna e fu condannato a pagare una multa. Ma il suo avvocato Franco Taurchini si è opposto e ha chiesto che il ragazzo fosse giudicato con rito abbreviato. Alla fine, il giovane ne è uscito pulito. Assolto ieri mattina dal gup Salvatore Fanti praticamente per insufficienza di prove.
L’avvocato Taurchini ha sostenuto che non fosse sufficiente l’analisi delle urine per dimostrare il consumo recente di stupefacenti. Le tracce di principio attivo, infatti, restano anche a distanza di giorni. Solo un medico avrebbe potuto accertare se il giovane guidasse in stato di alterazione dovuto a spinelli o altre droghe. Ma il ragazzo non fu sottoposto ad alcuna visita. Solo all’esame delle urine. Che può bastare per capire se un soggetto abbia assunto stupefacenti, ma non a stabilire quando.
“In pratica – afferma il legale – non c’era alcuna certezza che il mio cliente avesse fumato hashish prima di mettersi alla guida. Anzi. Lui sostiene di essersi fatto solo una canna con i suoi amici a Pasqua. Ma era una settimana prima di essere fermato dai carabinieri”.
Per l’avvocato Taurchini, la sentenza di ieri è un precedente importante. “Novantanove volte su cento si condanna per molto meno. In genere, in questi casi, si tende a patteggiare perché non si vedono altre soluzioni. Capita abbastanza spesso che siano fatti solo accertamenti, come le analisi delle urine, mirati a verificare la presenza di tracce di stupefacenti. Ma questo dato non basta a condannare. La sentenza di oggi lo insegna”.
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