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Viterbo - Lettere - La riflessione e lo sfogo ironico di una docente sulla cultura e i Tfa

Di chi è il “Cardillo addolorato”?

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Banchi di scuola

– Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di una docente con tre diplomi, due lauree (Lettere moderne e Lingue straniere), due master e un corso di perfezionamento sui recenti Tfa – Di chi è il cardillo addolorato?  Ma perché il cardillo non è morto direttamente, così non mi ponevo neanche il problema? E la triglia moribonda? Perché è moribonda? Ma certo, perché sta per finire in padella! Il cardillo invece lo imbottisco di patate, lo passo al forno e lo servo con l’insalata. Poi invito il Lasca a cena e ci facciamo due risate da vecchi amici.

Ormai la tragedia dei Tfa  s’è  consumata (o forse è più appropriato definirla commedia? Farsa?).

E la valanga di commenti ha smosso più di un mare e più di un monte (tranne il ministro Profumo, del ministero Monti); mi chiedo perché.

In fondo, è ovvio che i poveri candidati non hanno colpa: tutto è imputabile allo loro scarsa preparazione: come, mi chiedo come, non potevano conoscere Le cene del Lasca, a base di triglie agonizzanti e cardilli affranti? Io ne ho giusto una copia sul comodino, esattamente tra il Cardillo della Ortese e la Cronica di Compagni. Tutti testi cardine della letteratura italiana; infatti sono tra le letture estive dei miei alunni, specialmente quelli di scuola media, visto che non è possibile ignorare tali e fondamentali opere.

Altra nota dolente: come possono gli aspiranti docenti non conoscere le date esatte di pubblicazione di tute le opere della letteratura italiana? Suvvia, quante saranno? Tre? Quattro? Ma diciamo pure cinque. E che ci vuole a saperle?

E le date storiche? Specie quelle poste in rapida successione? Che vergogna! non ricordare la battaglia di Ulm è decisamente imbarazzante!

Per non parlare degli stati che non confinano con il Colorado, o la capitale del Mississippi; ma che si sono messi in testa questi aspiranti docenti?

La verità  è che non siamo preparati: troppe lacune, troppe incertezze, su materie così limitate come la letteratura, la storia, la geografia; non mi addentro nel greco e nel latino, tanto, sono lingue morte, a chi vuoi che interessino? A nessuno, visto che un noto giocatore, tempo fa,  se ne uscì, in risposta ad un carpe diem, con: “Scusate, non parlo inglese”€, ottenendo solo una blanda risata passeggera .

Passi che uno non parli inglese, ma che ad un test per docenti ci siano anche domande errate e ambigue è il colmo; io non conosco gli stati che non confinano con la Repubblica dello Zambia, però so leggere e scrivere, e sono perfettamente in grado di copiare in modo esatto il titolo di un racconto di Buzzati.

Chi ha preparato i test non  è capace neanche di quello? In tal caso, mi sacrifico: i prossimi test,  per la metà dei soldi che queste colte persone hanno intascato, posso preparali io. Se non altro lo stato risparmia.

In questo tripudio di bocciati e rimandati, lancio un appello ai docenti universitari italiani: per favore, preparate i futuri laureati! Siete voi i responsabili di questa catastrofe! Faccio notare che tutti i partecipanti hanno una laurea, e, a volte, anche un master, e qualcuno deve aver dato loro queste qualifiche: come la mettiamo? Allora è vero che le università  italiane non  preparano i loro studenti!

In effetti, nessuno dei miei docenti ha organizzato corsi sul cardillo triste e sulla triglia in agonia; in compenso spiegavano Verga, Manzoni, Leopardi; ma a quanto pare nel modo sbagliato, visto che le date, pur importanti, erano subordinate alla comprensione autentica di un autore, e non allo snocciolarsi cronologico della pubblicazione di ogni singola opera.

Comunque, visto che non è colpa mia se non ho superato il test, rivoglio tutti i miei soldi: quelli della prima laurea, della seconda e della terza; del primo e del secondo master; del primo e del secondo corso di perfezionamento; e soprattutto, rivoglio i cento euro a classe di concorso che ho sborsato per i test, anche per i test singoli che valevano per due classi (vedi italiano per medie e istituti e le lingue).

Abbiamo compreso da tempo che le casse delle università  sono molto più che addolorate come il cardillo, sono decisamente moribonde come la triglia, però speculare sulla pelle di precari, che spesso non hanno nemmeno la cattedra completa e possono non lavorare per mesi, mi sembra un tantino eccessivo.

Come dice la Bibbia? Ah, ecco: “Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido, la mia collera si accenderà e vi farà morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani” (Esodo 22, 20-30).

Bene: voi avete pasteggiato con il sangue dei deboli, delle vedove e degli orfani di biblica memoria, i precari della scuola italiana, che, a fianco dei docenti di ruolo, stanno reggendo l’istruzione dei giovani italiani con le unghie e coi denti tra tagli, classi di 35 alunni, fondi che non arrivano e scuole pericolanti.

A tutti coloro che:

– Hanno creato i Tfa

– Hanno preparato i test

– Hanno avuto la pensata di far pagare per ogni classe di concorso e non per ogni test

– Hanno lautamente guadagnato nell’approntare questa prova senza competenze, come si evince dai test

– Hanno avallato senza fiatare questa gigantesca pantomima

– Hanno deciso che la faccenda non li toccava, quindi non valeva neanche la pena sprecarci un trafiletto sul giornale

auguro di sperimentare la fine della triglia.

Manuela Gaetani

Ps: Vorrei, in particolare, congratularmi personalmente con chi ha formulato i test; è pertanto mio sommo piacere invitarli, benché abbiano già trangugiato più che abbondantemente, chez moi, per una sobria cenetta ambigua, come si usava ai tempi del Lasca, in compagnia della famosa Helena (e chi non la conosce? Vedi domanda 25 test per francese), per gustare assieme  un menu speciale a base di triglie e cardilli.


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31 luglio, 2012

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