![]() Il professor Balestra di Agraria |
Riceviamo e pubblichiamo – Il 7 agosto, presso il ministero per le Politche Agricole, è stato convocato il tavolo nazionale sull’emergenza kiwi durante il quale è stato fatto il punto sulla situazione nazionale, come sui progetti di ricerca in corso.
Presenti i rappresentanti regionali, i servizi fitosanitari, i rappresentanti di categoria, delle principali organizzazioni di produttori, come i differenti enti di ricerca coinvolti sulla tematica.
Nel corso dell’incontro è stata analizzata in dettaglio l’intera situazione che coinvolge l’intera filiera dell’actinidia e della produzione del kiwi in Italia e la sua esportazione nel mondo.
Tra coloro che sono stati chiamati a relazionare, in virtù dei molteplici risultati conseguiti, particolarmente sentiti sono stati gli apprezzamenti espressi al professor Giorgio Balestra, del Dafne, dell’Università della Tuscia, quale coordinatore scientifico del gruppo di ricerca dell’Ateneo di Viterbo, da molti anni impegnato nei confronti del temibile batterio, Pseudomonas syringae pv. actinidiae, denominato Psa.
Differenti e significativi sono i recenti risultati conseguiti dall’equipe di ricerca dell’ateneo viterbese. A seguito di un dettagliato studio durato oltre due anni, è stato analizzato in dettaglio il genoma delle principali popolazioni batteriche di Psa a livello mondiale.
Questo studio ha permesso di ricostruire a ritroso ed in dettaglio sia l’evoluzione filogenetica dell’agente causale del cancro batterico dell’actinidia sia di caratterizzare le principali popolazionidi Psa oggi diffuse nel mondo. Lo studio ha inoltre permesso di chiarire come l’infezione batterica inizialmente si sia diffusa dalla Cina verso la Corea ed il Giappone e quindi, sempre dalla Cina, ma in maniera indipendente, ha contaminato sia l’Italia (e quindi l’Euopa), sia la Nuova Zelanda.
Un altro studio pluriennale ugualmente da poco completato, ha permesso di chiarire le principali strategie di attacco utilizzato dal batterio per colpire ed infettare le piante di actinidia e, come le stesse piante reagiscono con l’infezione in atto.
Il patogeno si dimostra in grado di moltiplicarsi e di muoversi agevolmente all’interno dei vasi fino a raggiungere l’apparato radicale e quindi, fra le varie informazioni acquisite, si evidenzia come la pratica della capitozzatura ampiamente praticata in questi anni su impianti affetti da Psa, risulti inutile e dannosa.
Altro importante risultato recentemente conseguito è lo sviluppo di un sistema di identificazione del patogeno mediante avanzate tecniche di biologia molecolare.
Inoltre lo scorso febbraio, dopo tre anni di studi e di sperimentazioni del gruppo di ricerca del Dafne è stata possibile la registrazione del primo ed unico agrofarmaco biologico in Europa in grado di contrastare efficacemente Psa.
Questi risultati sono già stati divulgati al recente convegno nazionale su Psa, tenutosi lo scorso maggio a Borgo Piave (Latina) e, al contempo, sono in fase di pubblicazione sulle più importanti riviste scientifiche internazionali del settore.
Si tratta di risultati di particolare rilevanza in quanto permettono di progredire nella prevenzione per ulteriori diffusioni del patogeno, di migliorare le strategie per un suo effettivo controllo inpieno campo, come di fornire degli strumenti di particolare utilità per i settori tecnici e fitosanitari per una pronta identificazione del batterio.
Università della Tuscia
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