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Viterbo - Il comitato contro la proroga scrive al ministro Profumo atteso per domani all'università

“Ma i rettori italiani sono insostituibili?”

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Il rettore Marco Mancini

Il rettore Marco Mancini

Riceviamo e pubblichiamo – Il comitato nazionale “No proroga rettori” dà il benvenuto al ministro dell’università Profumo che viene in visita all’università della Tuscia, porgendo il proprio omaggio al magnifico rettore Mancini, nonché presidente Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), la cui poltrona tanto faticosamente egli si è impegnato a difendere.

La visita infatti, al di là delle motivazioni ufficiali, non può che rappresentare la celebrazione dell’’espediente che consente a Mancini e a numerosi rettori italiani che sono sulle loro poltrone da più di un decennio grazie a provvidenziali variazioni di statuto e il cui mandato è scaduto nel 2011, un ulteriore anno di permanenza in carica, dopo la proroga concessa loro per l’’anno accademico corrente 2011/2012 dalla legge 240/2010.

Mancini, preso atto della contestazione che l’’idea di un ulteriore anno in carica ai rettori scaduti aveva suscitato in numerosi atenei italiani, deve essere stato vittima di un attacco di panico di fronte alla sentenza del giugno ultimo scorso con cui il Tar dell’Umbria, sconfessando una interpretazione ministeriale favorevole alla proroga, intimava all’’ateneo perugino, nelle medesime condizioni di Unitus, di “svolgere l’’attività normativa e amministrativa, necessaria e propedeutica alla successiva indizione delle elezioni alla carica di rettore” previste per la fine del 2012.

A risolvere la questione ci ha pensato il ministro Profumo a fine luglio, sollecitando l’’inserimento di una norma “salva rettori” nel testo del decreto legge “spending review” allora in discussione al Senato della Repubblica.

Nello specifico il ministro, piuttosto che tagliare il costo delle indennità di carica dei rettori o le auto blu a disposizione dei rettorati o ancora, –perché no?, invece di mettere in discussione le esose quote di iscrizione alla associazione privata Crui, introduce una norma opaca, senza dubbio foriera di contenziosi, estranea al titolo e ai contenuti del decreto, il cui unico effetto è quello di impedire che le elezioni per il rinnovo della carica di rettore abbiano corso, ledendo così l’’autonomia degli atenei.

Sarebbe stato più saggio inserire il tutto nel decreto “mille proroghe” di fine anno (una proroga in Italia non si nega a nessuno), ma la ignavia dei partiti, la mancata vigilanza degli organi di informazione e le prospettive di un autunno caldo hanno indotto il ministro a rompere gli indugi e forzare la mano pur di scongiurare tempestivamente il pericolo che i magnifici rettori, una volta scaduti, non potessero più essere riesumati a causa dell’’eccessivo numero di mandati consecutivi maturati.

Tutta la vicenda apre molti interrogativi: non sembra possibile costituzionalmente che si intervenga per legge su fatti ancora oggetto di ricorsi giurisdizionali; quali sono le motivazioni di un tale intervento legislativo: i rettori italiani sono insostituibili? Ma perché allora non sono eletti a vita come il Papa?

La legge Gelmini di riforma dell’università è del 2010. Già nel 2012 deve essere cambiata? Eppure nessuna voce di dissenso si era levata da parte della Crui, di Mancini e neanche da parte dell’allora rettore Profumo in proposito al limite categorico di sei anni imposto al mandato dei rettori, salutato entusiasticamente in maniera bipartisan dal Parlamento. La riserva mentale era forse che il vincolo sul mandato dovesse essere riservato solo ai rettori entranti?

La libertà democratica dei docenti di votare i rettori è sospesa. Le elezioni dei rettori nel 2012 fanno paura? Le elezioni sono il superfluo, la carica di Rettore è il necessario.

Il governo Berlusconi era tacciato (giustamente) di leggi ad personam, il governo dei tecnici (anche ex rettori) fa leggi ad personas ed il silenzio è d’obbligo?

Qual è il male di cui soffrono atenei, stati, enti in cui il rettore o presidente hanno durate decennali, con vari espedienti di allungamento? Un magnifico rettore con carica ultradecennale, soprattutto con proroghe per legge, non votato e con sospensione di libere elezioni, passa dalla sua carica di magnifico rettore a quella di magnifico padrone dell’università: un padrone non ha obblighi ma capricci, non deve rispettare la legge, la legge è lui, non ha bisogno di liberi cittadini ma di sudditi e servi. Il servilismo è il male più diffuso nelle università italiane e l’ostacolo più grande ad un’effettiva crescita democratica degli atenei (v. La libertà dei servi, M. Viroli, Laterza, 2010).

La vicenda delle nomine delle commissioni Tfa (Tirocini formativi attivi) all’ateneo della Tuscia esemplifica il problema: si ritorna ai tempi di Caligola che può nominare il suo cavallo senatore nella più completa discrezionalità, senza rispettare i principi di imparzialità, trasparenza ed efficienza propri della pubblica amministrazione.

 

Il comitato nazionale “No proroga rettori”


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10 settembre, 2012

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