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Viterbo - Diffuso ieri durante la seduta del consiglio in merito all'istituzione dei consigli delle frazioni

Volantino anonimo, il comune pronto a querelare

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La seduta del consiglio comunale di ieri

La seduta del consiglio comunale

Riceviamo e pubblichiamo – Nel corso della seduta del consiglio comunale di ieri, giovedì 20 dicembre, il comitato cittadino di Grotte Santo Stefano ha fatto pervenire come se fossero inviti con tanto di busta chiusa e nome del destinatario (carpendo la buona fede del personale di sorveglianza che li ha distribuiti), un volantino offensivo nei confronti dell’assise di Palazzo dei Priori e del gruppo dirigente.

Oggetto della violenta contestazione verbale, l’istituzione dei consigli nei territori già comuni di Grotte Santo Stefano, Bagnaia, San Martino al Cimino e Roccalvecce il cui regolamento è stato ieri approvato all’unanimità. Una lettera “codarda” perché siglata dal comitato cittadino di Grotte S. Stefano senza neanche una firma messa in calce.

Chi scrive certe cose, tra l’altro del tutto false e strumentali, dovrebbe prendersene la piena responsabilità. L’intero consiglio comunale di Viterbo è orientato ad affidare il testo in questione ai legali dell’ente per valutare la possibilità di procedere alla querela per diffamazione a danno del più importante organo assembleare della città. Una lettera che è anche irriverente nei confronti delle istituzioni perché utilizza impropriamente lo stemma ufficiale di Grotte Santo Stefano.

Chiunque, in democrazia, può e deve esprimere il personale disaccordo nei confronti di decisioni non condivise, la dialettica e il confronto sono gli ingredienti base di una società civile e aperta alla partecipazione, per lo più la casa comunale è di tutti e sede adatta ad accogliere segnalazioni e anche critiche, ma non si possono usare metodi squallidi per affermare le proprie idee.

La lettera appella senza mezzi termini “traditore” il consiglio comunale di Viterbo perché non ha provveduto a istituire i municipi di Bagnaia, Grotte, San Martino e Roccalvecce deliberando “un surrogato indigesto dei municipi”. Insiste con frasi tipo “stucchevoli pantomime”, “ridicole burlesques”, “totale mancanza di virtù civiche”.

Per poi prendersela con “gli inutili, costosi, sottomessi e compiacenti dirigenti” che in merito avrebbero espresso “assurdi (pilotati?) pareri negativi, privi di qualsiasi fondamento giuridico”. Ed è proprio qui che ti sbagli caro anonimo del comitato cittadino di Grotte, dimostrando quanto vile sia prendere una penna senza la benché minima cognizione di quello che si scrive.

Il fondamento giuridico alla base della decisione di questo consiglio comunale c’è eccome. Anche noi avremmo voluto istituire i municipi, ma il caso di Viterbo e delle sue frazioni non rientra in quelli configurati dal D. Lgs. n. 267 del 2000, il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.

E questo ce lo ha confermato anche un parere, appositamente richiesto, del ministero dell’Interno. L’unico strumento possibile di democrazia partecipata sono i consigli il cui regolamento è stato da noi approvato.

La legge in questione si riferisce allo stato di fatto e configura l’ipotesi della fusione di due o più comuni contigui, soltanto in questo caso si può prevedere l’istituzione di municipi nel territorio che non ospiterà la sede comunale. Le frazioni, oggi, non sono più comuni autonomi rispetto a Viterbo, è palese dunque che non ci siano proprio i presupposti oggettivi per l’applicazione del decreto legislativo.

L’anonimo estensore dell’oltraggiosa lettera avrebbe fatto meglio a studiare bene i testi della legge. Ma soprattutto avrebbe fatto meglio a tacere.

Il sindaco Giulio Marini
Gruppo Pdl
Gruppo Lega Federalista
Gruppo Alleanza per Viterbo
Gruppo Ego Sum Leo
Gruppo La Destra
Gruppo Pd
Gruppo Udc
Gruppo Sel


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21 dicembre, 2012

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