![]() Renzo Trappolini |
– Come dar torto a Meroi e Fraticelli quando richiamano Filippo Rossi e Alfonso Antoniozzi alle “ristrettezze economiche” dell’amministrare?
Ma come non respirare un orizzonte di speranza e ottimismo leggendo i propositi degli stessi Antoniozzi e Rossi efficacemente sintetizzati da Tusciaweb con “Faremo sognare i viterbesi”?
Come non augurarsi che il loro metodo, quello adottato per Caffeina (marchio nazionale d’origine viterbese riconosciuto), serva anche al modo di pensare la politica?
Sì può provare a sognare, a credere, come diceva Winston Churchill che “la politica è l’arte del meglio che verrà”, il quale nasce coi sogni da trasformare in realtà?
Certo Churchill, che fece sognare gli inglesi e li portò alla vittoria non ne ebbe riconoscenza (fu battuto alle prime elezioni in tempo di pace) e pure Charles De Gaulle, che liberò la Francia dai nazisti, si ritirò a Colombey-Les deux eglises, in campagna, avvertendo di essere “giunto alla conclusione che la politica è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai politici”. Ma si sa, la rivoluzione mangia sempre i suoi figli.
I have dream. Sognare non è da “illusi” o da “superbi”, è solo difficile e governare, diceva un filosofo, è un espediente dell’ingegno per provvedere ai desideri, ai sogni umani
Basta esserne consapevoli e, parafrasando il Martin Luther King del famoso discorso del “sogno”, immaginare che quando gli antichi ci lasciarono una città con i muri costruiti di cultura “firmarono un pagherò” da onorare non “con un assegno compilato con la frase fondi insufficienti”, perché “nei grandi caveaux delle opportunità offerte alla nostra gente”, questi ci sono.
E’ impolitico sognare in campagna elettorale? No, se lo si fa per cambiare, dimostrando con la propria storia, con le proposte e anche i numeri, che si è capaci di essere uomini concretamente “normali”, a destra, a sinistra, e, figuriamoci, al centro.
Renzo Trappolini
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