– E’ viterbese il braccio destro di Caltagirone finito in manette ieri.
Si tratta di Emanuele Giovagnoli, 37enne, nato a Roma ma originario di Ronciglione, dove vive con la famiglia.
I finanzieri del comando provinciale di Roma lo hanno arrestato ieri insieme al costruttore romano Francesco Bellavista Caltagirone.
Giovagnoli è descritto come persona di assoluta fiducia di Caltagirone, già dipendente di una delle società del gruppo “Acqua marcia” e legale rappresentante di alcune società riconducibili all’imprenditore.
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, richieste dal pm di Civitavecchia Lorenzo Del Giudice, sono state emesse dal gip Chiara Gallo. Giovagnoli è detenuto a Mammagialla, Caltagirone al carcere di Milano.
Una frode da 35 milioni di euro – Frode nelle pubbliche forniture e appropriazione indebita, le accuse mosse dalla procura di Civitavecchia. L’inchiesta riguarda la realizzazione del porto turistico a Fiumicino.
Il pm Del Giudice, titolare del fascicolo, ipotizza un articolato meccanismo di frode nei lavori di costruzione del “porto della Concordia” con un sistema di attribuzione fittizia a soggetti terzi di somme di denaro, per un totale di 35 milioni di euro.
Di questi, almeno 17 milioni sarebbero stati distratti a favore di due società estere, con sede formale in Cipro, in tutto riconducibili a Bellavista Caltagirone, amministratore di fatto del gruppo “Acqua marcia”.
L’operazione Maremosso – In particolare, nei mesi scorsi, nell’ambito dell’operazione “Maremosso”, le fiamme gialle avevano esaminato i rapporti economici e contrattuali fra la società General Contractor – appartenente al gruppo “Acqua marcia” – e altre imprese, cui venivano subappaltati i lavori, riconducibili sempre, direttamente o indirettamente, al citato gruppo societario.
L’opera pubblica, secondo gli inquirenti, era stata parzialmente eseguita con caratteristiche tali da pregiudicarne la stabilità nel tempo, con il profilarsi di gravi violazioni delle obbligazioni assunte dalla concessionaria nei confronti dell’ente concedente.
L’autorità giudiziaria aveva iscritto nel registro degli indagati sette persone, a titolo di concorso, tra cui l’amministratore di fatto del gruppo imprenditoriale, Francesco Bellavista Caltagirone, i legali rappresentanti delle società subappaltatrici nonché il direttore dei lavori, per frode nelle pubbliche forniture. L’intera area del porto finì sotto sequestro, per una superficie di circa mille metri quadrati. Estensione notevole, per un porto turistico destinato a diventare uno dei più importanti a livello europeo, con una capacità ricettiva di circa 1500 posti barca.
Le difformità riscontrate dagli investigatori sono apparse così significative da integrare, da un lato, condotte di plurimo inadempimento contrattuale e, dall’altro, da pregiudicare anche in termini di sicurezza, l’opera pubblica stessa.
Costo 400 milioni, lavori “chiavi in mano” a 100 milioni – Gli inquirenti hanno riscontrato una serie di anomalie contrattuali e una catena di appalti e subappalti a scandire l’esecuzione dei lavori: contratti di sub-affidamento stipulati a distanza di un sol giorno l’uno dall’altro; mancanza, da parte delle società interessate, delle potenzialità strutturali per procedere autonomamente ai lavori.
Ma anche la dinamica dei prezzi nei subappalti, tale da far sì che, a fronte di un costo ipotizzato per la realizzazione dell’opera da parte della società affidataria pari a 400 milioni di euro, i lavori fossero appaltati, “chiavi in mano”, a soli 100 milioni di euro.
La figura del costruttore emergerebbe anche nell’ambito delle imprese del gruppo “Sca” – avente quale holding italiana la Servizi contabili e amministrativi srl, controllata da una società cipriota, di cui fa parte, peraltro, una società inserita nella catena dei subappalti – tutte formalmente rappresentate da Emanuele Giovagnoli.
Spoliazione delle società – Il nucleo di polizia tributaria di Roma ha ascoltato numerose persone informate sui fatti, passato al setaccio la contabilità delle società e la documentazione extracontabile, trovata nel corso delle tante perquisizioni eseguite. Nella nota diramata dalle fiamme gialle si parla di sistematica “attività di spoliazione delle società” che sarebbe avvenuta in vari modi tra il 2008 e il 2010.
Per esempio, attraverso bonifici giustificati quale corrispettivo di prestazioni di consulenza, in realtà mai ricevute. O anche con compensazioni di crediti anche generati dall’acquisizione di una partecipazione di una società del gruppo Sca a un valore superiore rispetto a quello effettivo.
“La frode, perno della politica imprenditoriale di Caltagirone” – Impietose le trenta pagine di ordinanza di custodia cautelare del gip Chiara Gallo. “La frode ai danni degli interessi pubblici sembra rappresentare il perno della politica imprenditoriale di Francesco Bellavista Caltagirone”, scrive il giudice. Alla base della misura, il pericolo di reiterazione del reato.
Cordoglio a Ronciglione – La notizia dell’arresto di Giovagnoli si è diffusa subito a Ronciglione, dove la sua famiglia è conosciuta e stimata. Giovagnoli, padre di due bambini, è figlio di un medico e di un’insegnante. La vicenda ha lasciato sgomento l’intero paese, stretto intorno ai genitori e ai fratelli di Emanuele.
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