– Emanuele Giovagnoli torna a casa.
Dopo diciotto giorni di detenzione, l’imprenditore ronciglionese arrestato insieme a Francesco Bellavista Caltagirone, ha potuto lasciare il carcere Mammagialla.
Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Roma, che ha accolto il ricorso dell’avvocato Antonio Voce. Dal 3 aprile Giovagnoli è agli arresti domiciliari nella sua casa a Ronciglione.
“Abbiamo dimostrato che non c’erano esigenze cautelari – spiega l’avvocato Voce -. Giovagnoli è incensurato. Non ha precedenti penali di nessun genere. Non è mai stato indagato per le vicende del porto di Imperia, per le quali c’è un processo in corso che riguarda Caltagirone e altri”.
L’accusa è frode nelle pubbliche forniture e appropriazione indebita, nell’ambito dell’inchiesta sul porto turistico di Fiuminicino. Per i magistrati di Civitavecchia, l’opera sarebbe stata realizzata con materiali scadenti, in sprezzo a qualunque normativa sulla sicurezza. Le modifiche al progetto iniziale sarebbero servite per ridurre i costi e pompare i guadagni, che andavano, poi, nascosti con operazioni fittizie.
Giovagnoli, come afferma il suo avvocato, è stato “tirato dentro in qualità di legale rappresentante di società riconducibili al gruppo di Caltagirone”.
Il pm Lorenzo Del Giudice ipotizza un’infinita catena di subappalti, che avrebbe avuto il suo anello finale nell’imprenditore ronciglionese. “A Giovagnoli – dichiara il suo legale – si contesta il trasferimento di una somma da un gruppo italiano a società estere. L’operazione, per gli inquirenti, era un modo per riciclare denaro sporco. Ma tutto questo va provato. Noi sosteniamo l’assoluta buona fede di Giovagnoli. E’ stato lui stesso a far causa alla società che ha ricevuto il bonifico e a chiedere la restituzione della somma. Di quella “catena di subappalti”, Giovagnoli non sapeva nulla”.
La procura, a questo punto, potrebbe impugnare l’ordinanza del tribunale del Riesame. Ma per l’avvocato Voce, “ha zero possibilità di vincere”.
L’avvocato presenterà a breve una nuova istanza per la revoca dei domiciliari. Ma ha in mente anche altro. “Siamo attrezzati per combattere. Non escludo di chiedere un bel risarcimento danni per ingiusta detenzione. Solo così si possono definire i diciotto giorni che Giovagnoli ha passato in carcere. Ingiusti”.
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