(e.c.) – “Più che un’analisi congiunturale sembra il bollettino medico dello stato comatoso della nostra impresa”.
Con queste parole il presidente della Federlazio Viterbo Rino Orsolini definisce la tragica situazione delle piccole e medie imprese della provincia, nell’analisi relativa agli ultimi sei mesi del 2012.
“Non so come ne usciremo – afferma ancora -. C’è una stagnazione nei consumi, gli italiani hanno perso la fiducia e non spendono più. C’è una luce in fondo al tunnel se riusciamo a formare un governo di riforme”.
Il questionario di Federlazio è stato fatto su un campione di 350 aziende regionali aderenti alla federazione, 46 delle quali del territorio viterbese.
“I dati – spiega il direttore di Federlazio, Giuseppe Crea – sono ancora contraddittori per avere un trend preciso”.
Le indagini rilevano che nel secondo trimestre 2012 c’è una presenza di 38mila 277 imprese registrate. Così nella graduatoria regionale Viterbo è al quarto posto, seguita da Rieti (15.269), Frosinone (46.597), Latina (57.840) e Roma (456.608). Il tasso di crescita è quindi dello 0,19%, 0,15% nel Lazio e 0,24% a livello nazionale.
“Uno dei dati più negativi – sottolinea Crea – è l’andamento del settore industriale, con Viterbo che registra un tasso di crescita del – 1,1%. Inoltre, riguardo la situazione del business rispetto al primo semestre 2012, non si registrano percentuali di aumento sui livelli di produzione e di ordini”.
Aumentano al 66,7% le imprese che dichiarano una riduzione dei prodotti (rispetto al precedente 47,1%). Conseguente alla situazione della produzione il portafoglio ordini dove non viene registrato nessun aumento della domanda.
Trend negativo anche per l’esportazione verso i mercati europei, che rimane stabile allo 0,0% come nella precedente rilevazione.
“Sulla base dei dati forniti – aggiunge Crea – resta quasi invariato l’andamento dell’occupazione, con organici risultati stabili per il 66,7% delle aziende”.
“Nel secondo semestre del 2012 – dichiara Mario Adduci, servizio sindacale di Federlazio – il 21,9% degli intervistati ha dichiarato di aver attivato la procedura di Cassa integrazione Guadagni (Cig). Di queste il 56,0% ha chiesto la Cig ordinaria, il 20,0% quella straordinaria e il 24,0% la Cassa integrazione in deroga”.
A Viterbo le Cig autorizzate crescono del 33,2%, percentuale superiore al dato regionale (23,8%) e a quello nazionale (12,1%). “La Cassa integrazione – spiega Adduci – è una tutela per i lavoratori, ma anche una spia rossa per l’andamento dell’economia”.
Al primo posto tra le cause addotte dagli intervistati alla minore competitività delle aziende in Italia c’è la pressione fiscale (24,7%) seguita subito dopo dal costo del lavoro (22,3%).
“Per ridare fiducia agli italiani – spiega il presidente Orsolini – bisogna far ripartire l’economia, bisogna aumentare gli stipendi”, si devono “incentivare le aziende che non ricorrono alla cassa integrazione e non licenziano con un premio dallo Stato”, c’è la necessità di “fermare i costi della politica” e infine di ricorrere alla “defiscalizzazione per chi compra una casa nuova”.
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