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Caprarola - Ascoltati i primi testimoni della lite finita a coltellate tra due fratelli - Il legale del maggiore, l'unico in carcere, chiede l'alleggerimento della misura

“E’ crollato sul pianerottolo in un lago di sangue”

di Francesca Buzzi
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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

 “Ci ha bussato alla porta e poi è crollato sul pianerottolo in un lago di sangue”.

E’ questa la prima cosa che ricorda la vicina di casa degli imputati, una ragazza di 22 anni (21 all’epoca dei fatti), di quella terribile notte tra il primo e il due maggio del 2012. I due uomini, marocchini residenti a Caprarola, ebbero una violenta lite che finì a coltellate.

Il più grande, di 36 anni, si trova tuttora agli arresti ed è accusato di tentato omicidio. L’altro, 29enne, è invece a piede libero e dovrà rispondere soltanto di lesioni.

Ieri mattina, di fronte al collegio dei giudici presieduto da Eugenio Turco (Silvia Mattei e Filippo Nisi a latere) ha testimoniato la ragazza che per prima ha visto il minore dei fratelli subito dopo la lite.

“Era circa l’una di notte – ha detto la giovane – quando il fratello minore ha suonato alla nostra porta. Io ho aperto e l’ho trovato già sanguinante, con una mano premuta sul collo, dove aveva una ferita. Ho chiamato di corsa mio padre e gli abbiamo dato un asciugamano poi, mentre chiamavamo il 118 e i carabinieri, lui è crollato a terra nel pianerottolo in un lago di sangue”.

Nel frattempo, secondo quanto ricostruito in udienza, un altro vicino di casa, avrebbe avvisato il terzo fratello, che abita sempre a Caprarola ma in una casa diversa da quella dove risiedono i due imputati, che si è precipitato sul posto.

“Ho trovato il più piccolo dei due – ha spiegato in aula il terzo fratello – riverso a terra nel pianerottolo in una pozza di sangue. Allora ho dato una spallata alla porta di casa e sono entrato. Nel salotto c’era l’altro mio fratello: anche lui era completamente ricoperto di sangue”.

Vicino ai corpi dei due feriti sono stati trovati dai carabinieri di Caprarola due coltelli, uno più grande con il manico nero vicino al 26enne che si era accasciato sul pianerottolo dopo aver tentato di chiedere aiuto, e uno più piccolo, con il manico giallo, dentro casa, a fianco del 36enne.

Quest’ultimo, come ha confermato il terzo fratello, quello non coinvolto nella lite a coltellate, pare si fosse reso protagonista altre volte di episodi di violenza quando era ubriaco, ma mai si era arrivati ad episodi del genere.

I militari intervenuti quella notte hanno immediatamente iniziato le indagini. Venuti a conoscenza che il 36enne lavorava in un ristorante della zona hanno contattato il proprietario tramite il quale sono riusciti ad avere la registrazione di una videocamera di sorveglianza di quella stessa sera. “Nel nastro, intorno a mezzanotte e quaranta – ha riferito uno dei carabinieri che hanno partecipato ai rilievi -, si vede l’uomo entrare nel locale. I coltelli trovati accanto ai corpi sanguinanti, inoltre, pare siano proprio uguali a quelli usati in quel ristorante”.

Per il 36enne fu subito disposto il fermo per tentato omicidio, mentre il fratello più piccolo, il 29enne difeso dall’avvocato Maria Antonietta Russo, è tuttora a piede libero e accusato soltanto di lesioni.

Nella prossima udienza, fissata dal collegio dei giudici al 25 giugno, saranno ascoltati altri sei testimoni, tre per ciascuna difesa dei due fratelli. Intanto il legale del maggiore, l’avvocato Massimo Rao Camemi, ha chiesto la revoca degli arresti in carcere per il suo assistito o, almeno, una misura più leggera.

“E’ in carcere ormai da un anno – ha detto Camemi -. Nel frattempo le esigenze cautelari credo che si siano affievolite di molto, se non scemate del tutto. Tra l’altro lui è quello che ha riportato ferite ben più gravi quella notte, mentre suo fratello, che è a piede libero, se l’è cavata con qualche giorno di prognosi. Il carcere mi pare eccessivo”.

Il pm Paola Conti ha dato parere negativo alla richiesta e i giudici, per ora, si sono riservati per la decisione.

Francesca Buzzi


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24 aprile, 2013

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