– Sbattuta sul letto e palpeggiata. E’ quanto sarebbe stata costretta a subire una bambina di dieci anni, presunta vittima di violenza sessuale da parte del compagno della madre.
Il processo a porte chiuse è ricominciato ieri mattina. I testimoni già ascoltati hanno dovuto sfilare di nuovo davanti a un rinnovato collegio dei giudici.
Per la seconda volta è stata sentita la madre della bambina, che nel frattempo è cresciuta: compirà diciott’anni il prossimo autunno. Entrambe sono costituite parte civile.
La madre ha confermato quanto già dichiarato davanti ai vecchi giudici. E cioè che la figlia non aveva mai fatto parola neppure con lei di quella violenza. Decise di aprirsi solo tre anni più tardi, con gli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione. Agli uomini della sezione specializzata in reati su minori, che l’avevano chiamata a riferire solo su una telefonata minatoria, raccontò molto di più. Disse di essere stata vittima di periodici maltrattamenti: lanci di oggetti, ingiurie, botte alla madre e a lei, che cercava di difenderla. E poi, un episodio di violenza sessuale, quando il compagno della madre l’avrebbe scaraventata sul letto pretendendo attenzioni sessuali.
Un’immagine che la ragazza ha cercato per anni di cancellare dalla sua memoria. Per questo l’avvocato di parte civile Virna Faccenda si è opposta alla richiesta dei legali della difesa Roberto Baccheschi e Marzia Sbragaglia, che vorrebbero ascoltarla di nuovo. Per la madre si riaprirebbe nella figlia una ferita troppo grande. I giudici hanno preso del tempo per pensarci. La risposta potrebbe arrivare anche alla prossima udienza, fissata a dicembre.
Oltre alla madre, sono stati ascoltati anche i nonni, la psicologa che ha assistito la bambina durante i colloqui con la polizia e l’ispettore Fortunati, che raccolse la denuncia.
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