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Tribunale - A processo cinque professionisti dell'alta finanza, uno è viterbese

Falsi investimenti vantaggiosi, truffa milionaria internazionale

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Il tribunale di Civitavecchia

Il tribunale di Civitavecchia

Promettevano investimenti finanziari vantaggiosi e sicuri. Ma quando il cliente scopriva il raggiro, era già troppo tardi per tornare indietro. I soldi erano spariti insieme agli intermediari finanziari. 

Di questo sono accusati i cinque maghi dell’alta finanza a processo per truffa aggravata al tribunale di Civitavecchia.

Solo uno è viterbese: il promotore finanziario 40enne L.P.. Gli altri, tutti professionisti della finanza e amministratori di società, vengono uno da Genova e tre da Milano.

Due fratelli viterbesi si sono costituiti parte civile. Ma almeno cinque persone sarebbero state raggirate. Tutte allo stesso modo e nello stesso periodo, compreso tra il 2006 e il 2007. Le indagini iniziarono a Viterbo, coordinate dal pm Paola Conti, ma il primo assegno fu bancato a Civitavecchia ed è qui che sono stati in seguito trasmessi gli atti.

L’accusa ipotizza che i cinque si servissero di procacciatori di clientela: persone incaricate di captare clienti benestanti in grado di investire anche grosse cifre.

Dei contatti si occupava L.P. che, presentandosi al cliente come consulente finanziario, avrebbe proposto sofisticati investimenti per l’acquisto di prodotti finanziari. Operazioni che transitavano per una società milanese, intermediaria per conto di un gruppo societario internazionale.

Il cliente emetteva assegni anche a quattro zeri, a volte in cambio dell’apertura di conti correnti a suo nome presso banche estere. Conti rivelatisi inesistenti, durante le indagini.

Non solo. Ai due fratelli viterbesi e a una terza vittima del raggiro, sarebbero stati inviati falsi estratti conto con gli interessi maturati in un determinato periodo. Ma dei vantaggi promessi e decantati, secondo l’accusa, non c’era neanche l’ombra in quelle operazioni. Così come degli interessi che, in realtà, non maturavano.

Quando se ne sono accorti, i due fratelli hanno voluto indietro i soldi. Gli imputati hanno temporeggiato un po’, per poi rendersi irreperibili.

Un sistema che avrebbe permesso ai cinque di distrarre una somma superiore al milione di euro. Soldi che avrebbero viaggiato tra conti sparsi a Parigi, Londra, Lugano e Stati Uniti. Un percorso tortuoso ricostruito da un investigatore nominato dall’avvocato Pietro Marziali, che rappresenta i  due fratelli viterbesi costituiti parte civile.

Il legale dei due fratelli ha già chiesto un risarcimento pari a un milione e duecentomila euro: 900mila per danni patrimoniali e 300mila per danni morali. La parte civile ribadirà il suo aut aut a settembre, all’udienza fissata per la discussione: l’avvocato chiede risarcimento immediato o condanna senza sospensione condizionale della pena. In poche parole: o i soldi, o il carcere. 

Giorni fa, l’ascolto dell’ultimo testimone del pm Cotronei. A settembre, pm e avvocati presenteranno le loro richieste.


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13 maggio, 2013

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