– Crack della Viterbese, due prosciolti per prescrizione.
Perde pezzi il processo sul fallimento della Viterbese calcio 90 Srl. Otto anni dopo la scoperta del buco da 480mila euro nei conti della società, il tribunale di Viterbo ha dichiarato non luogo a procedere per Giuseppe Flenghi e Francesco Greco.
Uno è stato amministratore delegato della società tra il giugno e il settembre 2004. L’altro ne era l’amministratore di fatto. Per loro, il processo è ufficialmente chiuso per prescrizione.
Entrambi dovevano rispondere di bancarotta. Nelle carte dell’inchiesta dei pm Stefano D’Arma e Laura Centofanti si legge che Flenghi e Greco avevano causato “l’azzeramento del patrimonio della società”, tramite la mancata iscrizione al campionato 2004/2005 di serie C1.
In questo modo, la Viterbese aveva perso titolo sportivo e diritti di credito per centinaia di migliaia di euro.
Più grave l’accusa per l’ultimo imputato rimasto: Giorgio Chessari, direttore generale della società, a giudizio per bancarotta fraudolenta. Proprio lui, secondo i pm, avrebbe distratto quei 480mila euro dai conti della società, insieme all’allora presidente Fabrizio Capucci, che ha patteggiato un anno e mezzo. Parte dei soldi doveva servire a pagare in nero i giocatori. Il resto sarebbe stato giustificato col saldo di fatture per lavori, disinfestazione, pubblicità e organizzazione eventi. Operazioni che, per l’accusa, erano inesistenti.
L’imprenditore Ugo Guidoni lo ha confermato candidamente stamattina in tribunale: “Chessari mi ha chiesto se potevo fare fatture di comodo per la Viterbese calcio”. I giudici hanno dovuto interrompere la testimonianza e avvertirlo di nominare un avvocato: rischia di finire anche lui nel registro degli indagati.
Anche la segretaria della Viterbese, ascoltata nel 2005 come persone informata sui fatti, le aveva indicate come possibili fatture di comodo. Ma oggi, in aula, non ricordava. Né era in grado di dire se, in passato, Chessari le avesse chiesto di non trascrivere alcuni pagamenti, per tenerli fuori dai libri contabili. “La sua funzione principale – ha spiegato la segretaria – era quella di aiutarmi a pagare gli stipendi, seguendo le disposizioni del presidente, di cui era amico e collaboratore. Ma non aveva un ruolo preciso nella società. Seguiva gli allenamenti ed era vicino alla squadra, ma non ha mai preso un euro nemmeno di rimborsi”.
Il collegio ha dato un taglio alla lista testimoni per accelerare i tempi di un processo che si trascina da quattro anni, per fatti vecchi di otto. Il presidente Eugenio Turco conta di terminare l’istruttoria al massimo in tre udienze. A dicembre la prossima.
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