– Dalle carte di credito clonate al traffico di droga. E’ il percorso seguito dall’indagine che, nel 2005, portò alla denuncia di un gruppo di ragazzi tra Marta e Capodimonte. Alcuni erano minorenni.
I carabinieri avevano scoperto che il gruppetto era solito fare acquisti online con carte di credito clonate.
Sequestrando e rovistando tra i loro pc, trovarono anche delle conversazioni in chat. Conversazioni in cui i ragazzi parlavano lasciando a intendere di presunte cessioni di droga. Uno spaccio puramente “documentale”. Suggerito solo da quei dialoghi di cui era rimasta traccia nei computer, che però non potevano avere valore di prova.
Proprio su questo hanno puntato gli avvocati Marco Russo e Marco Valerio Mazzatosta. I legali dei quattro ragazzi finiti a giudizio hanno messo in evidenza come quei documenti non potessero essere utilizzati contro gli imputati. Si trattava, infatti, di semplici file salvati sul computer e non equiparabili a strumenti di indagine come le intercettazioni.
Un’assenza di prove talmente lampante che i difensori hanno rinunciato anche ai loro ultimi testimoni, convincendo il giudice Rita Cialoni che ha assolto i quattro con formula piena.
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