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Vetralla - Erano accusate di abbandono di incapace

Lasciata nel letto tra i suoi escrementi, assolte le figlie

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L'avvocato Maria Rita Sermoneta

L’avvocato Maria Rita Sermoneta

– Dovevano rispondere di abbandono di incapace per le condizioni in cui fu trovata la madre: immobilizzata al letto tra i suoi escrementi, sporca e con piaghe da decubito ovunque.

La difesa ha dimostrato che l’accusa a due sorelle egiziane di 27 e 31 anni era infondata.

Le giovani donne, residenti a Vetralla, erano state denunciate insieme al padre. Nell’aprile 2006, la loro madre viene portata d’urgenza a Belcolle. La donna, 47enne, è invalida al cento per cento, con problemi di epilessia.

Intervengono prima gli assistenti sociali, poi i sanitari. Quando la trovano, la signora è come inchiodata al letto. Non si è mossa per giorni, nemmeno per i suoi bisogni. E’ sporca e ricoperta di piaghe su braccia e gambe. Refertata al pronto soccorso, riporta lesioni per due mesi. Morirà in ospedale non molto tempo dopo.

Per il padre e le due figlie scatta la denuncia per abbandono di incapace. Lui patteggia. Le due sorelle, invece, affrontano il processo in tribunale.

Il loro avvocato Maria Rita Sermoneta smonta l’accusa, presentando al giudice Eugenio Turco un quadro clinico difficile della signora. Lei stessa rifiutava di muoversi e opponeva resistenza ai sanitari. Una malattia grave e impossibile da gestire per le due ragazze, all’epoca ancora più giovani e che ben poco avrebbero potuto fare da sole per garantire un’adeguata assistenza alla madre. “Ci voleva un’infermiera a tempo pieno – ha spiegato l’avvocato nella sua arringa -. Una figura professionale che sapesse come occuparsi della signora. Ma il padre non voleva estranei in casa”.

Il processo si è chiuso con l’assoluzione per non aver commesso il fatto, chiesta oltre che dalla difesa, anche dal pm Stefano D’Arma.


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6 luglio, 2013

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