(g.f.) – Sarà il nuovo rettore dell’Università della Tuscia per i prossimi sei anni, anche se ufficialmente Alessandro Ruggieri sarà eletto il prossimo 8 ottobre, ma essendo l’unico candidato in lista, l’esito è scontato, così come stamani, la conferenza d’ateneo è stata tutta dedicata a lui, nel giorno in cui i candidati espongono il loro programma.
Un auditorium affollato di professori, studenti e personale stamani ad ascoltare le idee di Ruggieri sul futuro dell’ateneo.
Partendo dai corsi: “Che siano in grado di rispondere alle esigenze – spiega Ruggieri – dell’utenza studentesca rispetto alle prospettive occupazionali.
I nostri corsi devono sempre più essere finalizzati a obiettivi formativi specifici, una strada già tracciata”.
Guardando oltre confini locali: “E’ importante che si facciano investimenti – osserva Ruggieri – affinché alcuni corsi di studi diventino internazionali”.
Sulla ricerca: “Questo ateneo è in una posizione molto buona, siamo nelle prime dieci posizioni in Italia. Partiamo da una base forte, ma dobbiamo mantenere e rafforzare questa posizione. Dobbiamo stimolare la capacità di ricerca di chi ci ha consentito di raggiungere questo obiettivo, ma allo stesso far crescere pure gli altri.
A me non serve avere solo cinque o sei aree d’eccellenza, mi occorre avere le cinque o sei aree d’eccellenza, accanto a un livello medio che cresca. Il miglioramento deve riguardare quelli che sono un pochino più indietro, rafforzando la presenza a progetti nazionali e internazionali, perché se noi investiamo solo su questo territorio, l’ateneo non ha una vita lunga.
Dobbiamo insistere molto sui rapporti internazionali e sui progetti europei. Ma ripeto, in un contesto dove tutti crescono.
Se c’è chi rimane indietro, anche le prestazioni migliori saranno frenate da quelle di altri, inferiori. Noi vogliamo che invece sia tutto l’ateneo a crescere ed è nell’interesse di tutti”.
Sui ricercatori: “Le risorse sono sempre quelle che sono, ma noi dobbiamo essere bravi nel favorire il reclutamento, tenerci i giovani.
Va favorito un meccanismo di ringiovanimento”.
Per gli studenti: “Ritardi e abbandoni provocano danni sul piano delle prestazioni. Ritengo che si deve fare un’azione più efficace. Non possiamo rinunciare agli studenti, fare selezioni. Non ce lo possiamo permettere.
Dobbiamo prendere studenti possibilmente bravi. Ma se non lo sono, il lavoro di un professore è quello di dare loro strumenti per farli crescere, seguirli. Questa è una funzione sociale dell’università.
Per tutti i corsi di studio dobbiamo dare loro una prospettiva e costruire percorsi di assistenza a ragazzi che a volte arrivano nel mondo del lavoro e si trovano spaesati. Quindi, vanno rafforzati molto i rapporti con imprese ed enti, crearci una rete fra dipartimenti, facendo squadra.
Così come va migliorata l’accoglienza, lavorando anche con il territorio, per fare in modo che questo territorio offra di più a chi vuole venire a studiare nella Tuscia”.
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