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Orte - Dipendente comunale condannato a due anni e mezzo per peculato - Lucrava sui servizi dell'ufficio anagrafe

Microtangenti sulle pubblicazioni matrimoniali

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Il Comune di Orte

Il palazzo comunale di Orte

Tangenti di 50 euro su pubblicazioni matrimoniali e annotazioni nei registri di stato civile.

Era questo, secondo l’accusa, il business avviato da un dipendente comunale di Orte finito alla sbarra per peculato.

Per quel gruzzolo di qualche migliaio di euro, guadagnato con le “creste” sui servizi gratuiti dell’ufficio anagrafe, il tribunale di Viterbo lo ha condannato a due anni e mezzo di reclusione.

La sentenza è arrivata ieri pomeriggio, ma la vicenda si trascina dal 2006. Nelle casse del comune di Orte, si scopre un ammanco di alcune centinaia di euro, relativo alle somme versate per le carte di identità. 

La colpa ricade sul dipendente incaricato del servizio e scatta l’indagine. Tre i fronti di azione del “funzionario infedele”, come lo ha definito il pm Renzo Petroselli nella sua requisitoria: gli incassi delle carte di identità, mai versati al comune; le illecite sovrattasse sia sulle pubblicazioni dei matrimoni, che sulle trascrizioni e annotazioni nei registri di stato civile. Per un bottino di circa 2000 euro che, per l’accusa, “non rispecchia il danno consistente per il comune di Orte”.

“Un grave disservizio – a detta del pm -. L’amministrazione comunale ha pagato cara la gestione a dir poco caotica del registro civile da parte di questo signore”. L’accusa ha fatto anche riferimento alle carte di identità rilasciate a un imprecisato numero di cittadini stranieri, fatti figurare come residenti in Italia.

All’epoca lui si era giustificato dicendo di attraversare un periodo difficile e di aver bisogno di soldi. Ma in aula non si è mai presentato. Assente anche il suo avvocato all’ultima udienza di ieri, dov’è stato sostituito all’ultimo secondo da un collega.

Il collegio ha assolto il dipendente comunale da alcune accuse minori. Condanna a due anni di interdizione dai pubblici uffici e due anni e mezzo di reclusione. Il pm ne aveva chiesti tre. 


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23 ottobre, 2013

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