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Viterbo - Otto mesi per stalking

Telefonate, pedinamenti e appostamenti, condannato 60enne

di Francesca Buzzi
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Il tribunale

– Stalking sulla ex, condannato 60enne.

Telefonate continue, pedinamenti in macchina e a piedi, “blitz” in ufficio e sotto casa. E’ quanto avrebbe subito per mesi una donna di Viterbo dal suo ex compagno, G.M., che non riusciva ad accettare la fine della loro relazione.

Una relazione molto travagliata che è proseguita tra alti e bassi dagli anni ’90 fino al 2007. Entrambi divorziati dai rispettivi coniugi, l’imputato e la sua vittima hanno anche una figlia in comune. Il riconoscimento della paternità della bambina però è stato fatto da G.M. solo quando questa era già grande e la madre si era già separata dal marito.

I due non hanno mai vissuto stabilmente insieme, ma si sono presi cura entrambi della figlia che abitava però solo con la madre. Poi le cose sono precipitate.

“Nel 2007 – dichiara in aula l’imputato – ho chiuso ogni tipo di rapporto con la ditta per la quale lavoravo e ho iniziato ad avere dei seri problemi economici. Da lì tutto è andato male. La nostra relazione è finita e lei non perdeva occasione per insultarmi e trattarmi malissimo. Più di una volta mi ha dato del “fallito” e ha inveito contro di me. Di certo non potevo essere io a seguirla e a pedinarla, in quel periodo non avevo neanche i soldi per pagarmi la benzina”.

Totalmente diversa la versione dell’accusa, sostenuta dal pm Renzo Pacifici. Secondo le testimonianze della donna e del nuovo compagno di lei raccolte durante il corso del processo sarebbe infatti emerso che il 60enne passava troppo spesso nei pressi della sua abitazione, non soltanto quando riaccompagnava la figlia, ma più e più volte anche quando non ce ne sarebbe stato bisogno.

In un’occasione, il 31 agosto del 2010, G.M. sarebbe piombato nell’ufficio della sua ex per avere notizie della figlia che si era sentita poco bene, ma anche per insultare la donna apostrofandola con frasi offensive rivolte a lei stessa e al suo nuovo compagno, a suo dire troppo giovane per lei.

Comportamenti fastidiosi che, a un certo punto, spingono la donna a modificare le sue abitudini di vita. La vittima si trasferisce dal centro di Viterbo alla periferia, sposta il conto corrente in una banca diversa da quella precedente e cambia numero di cellulare. Tutti atteggiamenti che secondo l’accusa sono sintomo di paura e di insicurezza. Le conseguenze, appunto, del reato di stalking.

Ma c’è di più. A finire al vaglio del tribunale, oltre al reato di stalking, c’è stato in un primo momento anche quello di tentata violenza sessuale. I fatti risalgono al 5 settembre 2010. G.M. passa per l’ennesima volta sotto casa della donna che già conviveva con il nuovo compagno. Lei scende in strada per buttare l’immondizia e lui le si avvicina fino quasi a sfiorarla. Un gesto che, secondo i racconti della signora, sarebbe stato un tentativo di baciarla. Tutto ciò era stato inserito tra le accuse come tentata violenza sessuale, reato però poi inserito dallo stesso pm nell’altro capo, ovvero lo stalking.

Il collegio dei giudici presieduto da Eugenio Turco, Rita Cialoni e Silvia Mattei a latere, ha infine deciso per la condanna a otto mesi per stalking del 60enne, pena comunque più bassa di quella a un anno e due mesi chiesta dal pm. Quanto al risarcimento, richiesto dalla vittima che si è anche costituita parte civile nel processo, sarà definito in seguito in sede civile.

Francesca Buzzi


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9 ottobre, 2013

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