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Viterbo - Evasione fiscale - Respinto il ricorso delle difese

Beni congelati per 9 milioni, il Riesame dice no al dissequestro

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Guardia di finanza

Guardia di finanza

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini, difensore di Galanti e dei Sacconi insieme all’avvocato Bernardo Cartoni

Viterbo – Restano sotto sequestro i beni dei quattro imprenditori viterbesi indagati per evasione fiscale.

Il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso dei difensori di Fabio Galanti, Mauro Sacconi e i figli Simone e Alessio.

L’udienza si era tenuta lunedì mattina. Davanti al collegio dei giudici viterbesi, gli avvocati Franco Taurchini e Bernardo Cartoni avevano esposto le ragioni per le quali, a loro parere, andava revocato il provvedimento che congela beni per 9 milioni di euro.

Il nucleo di polizia tributaria della finanza ha bussato la mattina del 24 ottobre alla porta di casa Sacconi. E’ stata una verifica fiscale del 2008 a far partire le indagini. Oggetto dell’accertamento, la società EcoEdil. Stando a quanto scoperto dalle fiamme gialle, i Sacconi e Galanti avrebbero prima svuotato il patrimonio della società costituendone di nuove e cedendo beni mobili e immobili; dopodiché, la sede è stata trasferita a Grosseto e, successivamente, negli Stati Uniti. Del trasferimento all’estero si sarebbe occupato Galanti.

I legali hanno puntato sull’illegittimità del sequestro delle due palazzine da venti appartamenti, intestate a una società partecipata dai fratelli Sacconi. Ma anche sui trascorsi giudiziari a lieto fine della nota famiglia di imprenditori edili.

“Mauro Sacconi e il figlio Alessio – spiegano gli avvocati –  sono già stati giudicati proprio su attività inerenti l’EcoEdil, la società oggetto della verifica fiscale della finanza. Il padre è stato prosciolto in udienza preliminare dall’accusa di esserne l’amministratore di fatto. Quanto al figlio è stato assolto dallo stesso tribunale di Viterbo perché il giudice si è reso conto che quei presunti lavori inesistenti fatturati e contestati, in realtà esistevano eccome. Stiamo parlando di un sequestro che si regge sulla base di un debito sul quale già un giudice si è pronunciato, ritenendolo insussistente”.

Sulla stessa entità del sequestro, l’avvocato Taurchini è perplesso: “Se l’evasione fiscale contestata è pari a 5 milioni e 600mila euro, perché è stato sequestrato quasi il doppio del presunto importo evaso?”. 

Sta di fatto che, almeno per ora, il sequestro resiste sia sui 5,5 milioni di titoli mobiliari e immobiliari che sui 3 milioni di appartamenti.

Alla difesa, non resta che la strada del ricorso in Cassazione.


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14 novembre, 2013

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