Viterbo – Evasione fiscale, è arrivata a distanza di undici anni dal maxi sequestro di beni per nove milioni di euro la confisca ai noti imprenditori edili viterbesi Sacconi di beni per un milione e mezzo di euro, consistenti in due complessi formati da 20 appartamenti e 12 posti auto. Una storia infinita, cominciata nel 2008 con una verifica fiscale. Parte del loro impero fu sequestrato nel 2013 dalla finanza, tra cui due palazzine in viale Baracca e un residence a Pian di Tortora. Restò fuori la tenuta di Castel d’Asso, con tanto di castello e maneggio. I Sacconi, nel frattempo, hanno presentato un ricorso, tuttora pendente, alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo.
Guardia di finanza
A ottobre 2013 ai Sacconi furono congelati beni per 9 milioni di euro in quanto, secondo l’accusa, avevano svuotato il patrimonio della Ecoedil, dopo un accertamento fiscale del 2008, quando l’impero dei Sacconi finì sotto la lente della guardia di finanza, costituendo nuove società e cedendo beni mobili e immobili, trasferendone la sede prima a Grosseto poi negli Usa.
Sul banco degli imputati sono finiti in quattro – Sacconi senior, ovvero il padre Mauro, i figli Alessio e Simone e un dipendente-prestanome – tutti condannati a due anni in primo grado a febbraio 2017, quando fu disposta anche una confisca di beni per 5 milioni di euro, e poi prosciolti in appello per intervenuta prescrizione nel 2020, quando fu anche parzialmente annullata la confisca.
Parte civile l’agenzia delle entrate di Viterbo, con cui secondo la procura avevano accumulato debiti mai saldati per circa 9 milioni di euro, che al processo aveva chiesto una provvisionale di un milione 161mila euro, cui il tribunale ha riconosciuto un risarcimento da quantificare in sede civile.
Residence e palazzine sarebbero stati venduti fittiziamente, in pochi giorni, ad altre società della famiglia, titolare di una quindicina di imprese specializzate secondo la finanza nell’evadere le tasse. Sarebbe stata la stessa Ecoedil a fornire i soldi per le rate, anche tramite il conto della nonna dei due Sacconi junior.
Stessa sorte sarebbe toccata, nel 2009, al ramo attivo dell’azienda, ceduto col trucco ai consanguinei, per appena 60mila euro, a fronte di un valore di oltre un milione. Traditi da un passo falso: il trasferimento della Ecoedil a un indirizzo fantasma di Grosseto e la scoperta che la ditta, finita in realtà oltreoceano con un altro nome, era evasore totale da tre anni.
Per sfuggire agli esattori, secondo le indagini della guardia di finanza, come detto si sarebbero inventati un indirizzo di fantasia a Grosseto per una società trasferita negli Stati Uniti, e avrebbero fatto transitare somme scottanti sul conto della nonna.
Il ricorso alla Cedu. “I Sacconi – si legge nel comunicato della finanza – hanno avanzato ricorsi che sono però stati respinti sia dalla corte di appello di Roma che dalla corte di cassazione”. Al riguardo lo storico difensore degli imprenditori, l’avvocato viterbese Franco Taurchini precisa: “La corte di cassazione non ha respinto il ricorso contro la confisca dei beni dei Sacconi, ma lo ha parzialmente accolto, ordinando la restituzione dei beni oggetto di sequestro preventivo da parte della guardia di finanza di Viterbo”.”Inoltre – spiega ancora il legale – pende tuttora ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, non ancora definito, con fondati motivi di un suo accoglimento come avvenuto per fatti analoghi a quello dei Sacconi”.
Silvana Cortignani
L’avvocato Franco Taurchini, storico difensore dei Sacconi
– Evasione fiscale, confiscati beni per un milione e mezzo di euro ai Sacconi
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