Viterbo – Non ha mai avuto intenti estorsivi, non ha mai minacciato la moglie di Battistoni e non ha mai accusato gli agenti di polizia giudiziaria di nulla. Anzi, a questi ultimi avrebbe addirittura chiesto scusa.
E’ un Paolo Gianlorenzo del tutto diverso dal solito, quello che si è presentato di fronte al gip Francesco Rigato per l’interrogatorio di garanzia, dopo aver trascorso già due giorni e due notti in una cella del carcere di Mammagialla. Si è cosparso il capo di cenere. E’ contrito. E tenta in ogni modo di difendersi disperatamente.
L’interrogatorio, avvenuto in carcere, è durato più di due ore durante le quali il giornalista ha provato ad affrontato punto per punto le tre pesantissime accuse che gravano su di lui: l’estorsione in concorso con l’avvocato Samuele De Santis, le minacce alla moglie di Battistoni e le calunnie agli agenti di polizia giudiziaria.
“Tutte e tre le vicende – dichiara uno dei suoi legali, l’avvocato Carlo Taormina – sono state ampiamente ripercorse e, speriamo, chiarite”.
E’ un Gianlorenzo non più spavaldo e arrogante, ma dispiaciuto e dimesso. Che però non manca di attaccare il suo ex avvocato. “Ha manifestato un vero rincrescimento per il comportamento dell’avvocato Samuele De Santis – spiega Taormina – e alla versione dei fatti fornita dall’avvocato agli inquirenti, ha contrapposto la sua spiegano come sono andate le cose secondo lui”.
E se il gip descrive il giornalista nell’ordinanza di custodia cautelare come una “persona dedita alle condotte estorsive”, lui si difende sostenendo tutt’altro. “Riguardo ai quei due vecchi episodi di estorsione – continua il legale Taormina – Gianlorenzo ha fatto presente che il suo è un ruolo marginale come risulta già dalle contestazioni che gli vengono fatte. Lui non ha mai avuto intenzioni di carattere estorsivo”.
Poi passa alla seconda accusa, quella di minacce nei confronti della moglie dell’ex consigliere Francesco Battistoni.
Ciò che nel documento del gip viene raccontato come “un atteggiamento minaccioso e di sfida” verso la donna fino a “prospettarle un male ingiusto dicendole: Vedrai che ti succede…” è totalmente respinto da Paolo Gianlorenzo durante l’interrogatorio. “Ha negato assolutamente – prosegue Taormina – di avere esercitato condizionamenti sulla moglie di Battistoni”.
Infine Gianlorenzo espone al giudice la sua versione dei fatti anche riguardo l’ultima accusa, di calunnia nei confronti degli uomini della polizia giudiziaria. Quella, in pratica, che riguardava una telefonata descritta nell’ordinanza del gip come “minacciosa” nella quale il giornalista avrebbe incolpato le forze dell’ordine di aver inserito in un dvd su un suo procedimento penale, un file audio di un suo rapporto sessuale.
“Sulla presunta calunnia, ha spiegato – conclude Taormina – che si era recato in procura proprio per chiedere scusa dell’interpretazione erronea che aveva fatto riguardo al contenuto di quel dvd, ma non ha mai ritenuto di voler accusare qualcuno di falsificazioni”.
Ora si attende la decisione del gip Rigato per quanto riguarda l’istanza degli avvocati Taormina e Taurchini per un alleggerimento della misura cautelare. Una richiesta in buona sostanza di far uscire Gianlorenzo dal carcere che però deve fare i conti con quanto scritto nell’ordinanza di custodia cautelare che prospetta con forza e con chiarezza la possibilità concreta che il giornalista torni a commettere reati e inquini le prove.
“Le modalità di agire di Gianlorenzo, sicuramente spregiudicate, – veniva spiegato nell’ordinanza – e la pervicacia con la quale persegue i propri scopi, estranei alla professione che svolge, vengono giudicati come sintomatici di una indubbia proclività a delinquere, tali da indurre a ritenere che se lasciato libero e privo di contenimenti, possa commettere ulteriori reati”.
E poi: “Gianlorenzo è persona priva di remore nello svolgere le sue illecite attività a ritmo continuo, avendo fatto di esse un modo di agire che attua con costanza e tale da manifestare una marcata pericolosità sociale”.
Bisognerà vedere se l’atto plurimo di contrizione di Gianlorenzo possa cancellare queste motivazioni che escludevano anche l’adeguatezza degli arresti domiciliari, viste le caratteristiche della persona in questione.
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