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Politica - Il partito deve chiudere rapidamente una stagione congressuale strampalata e regolamentata ancora una volta per conservare e non per innovare

Al Pd “after eight” non basta un restyling di segreteria

di Francesco Chiucchiurlotto
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Francesco Chiucchiurlotto

Francesco Chiucchiurlotto

Cioccolatini After eight

Cioccolatini After eight

Viterbo – Francesco Ciprini ha descritto molto bene caratteri ed atmosfere di questo dopo otto dicembre (“The after eight”, come i cioccolatini alla menta inglesi, che andrebbero assunti come uno dei simboli del nuovo corso).

Vorrei invece provare a trattare di contenuti, perché proprio in quei giorni è esploso un movimento, quello dei cosidetti forconi, che è caratterizzato da elementi di smarrimento, disperazione, rabbia, ma che è diffuso ovunque, coinvolge centinaia di migliaia di persone, forse qualche milione e che non è facilmente riconducibile nell’alveo della normale partecipazione democratica.

Quasi in contemporanea pochi giorni fa, una Italia scontenta e critica ha offerto alla classe politica di sinistra un’ultima occasione; dall’altra un’Italia rabbiosa e senza speranza si affaccia sulla scena pubblica come un’incognita con la quale fare comunque i conti.

Certo siamo a questo punto perché scontiamo il disastro provocato dal mix Napolitano – Monti-Letta 1, che hanno aggravato la situazione socioeconomica e ancor prima la spinta conservatrice delle regole per le primarie vinte da Bersani, che hanno ritardato di due anni quello che Matteo Renzi sta cercando di fare oggi in ben altre condizioni.

Non credo che il governo Letta bis potrà fare altro che una nuova legge elettorale, anche se auspico che le famose riforme istituzionali vedano finalmente la luce; ma c’è qualcosa che invece va fatta subito all’interno del Pd e riguarda la grande voglia di partecipazione che le primarie hanno liberato, la universale richiesta di nuova e buona politica che iscritti, militanti, elettori hanno messo in campo; la sconfessione netta di oligarchie e di gruppi di potere locale perpetuatisi con il porcellum.

Tutto ciò non può non avere un riflesso negli assetti interni al partito derivati dalla prima fase locale delle primarie, che ha prodotto, manuale Cencelli alla mano, organismi direttivi che hanno visto indebolita la legittimazione della loro rappresentatività.

Il problema politico c’è e si pone ovunque, anche a Viterbo; la soluzione di tale problema è affidata al Partito democratico nella sua interezza attraverso una discussione aperta ed un confronto vero, che coinvolga il popolo delle primarie e non certo con un restyling di segreteria a dir poco minimale.

Il Pd deve chiudere rapidamente una stagione congressuale strampalata e regolamentata ancora una volta per conservare e non per innovare, in modo unitario e solidale.

Lo deve fare sui contenuti politici che hanno vinto il congresso, circa i costi della politica e l’agibilità della militanza ed il finanziamento dei circoli; il ruolo degli amministratori locali in nuove istanze di organizzazione e consultazione, il coinvolgimento di iscritti ed elettori anche sui temi locali del governo delle città, delle istituzioni, delle scelte per lo sviluppo e la crescita, utilizzando forme di democrazia deliberativa e quanto la creatività di nuove forme di partecipazione può immettere nella prassi politica quotidiana.

Se Egidi si pone alla testa di una tale fase darà il migliore e più convincente segnale che il Pd after eight è veramente adeguato all’entusiasmo che ha suscitato e utile all’Italia ed anche al Viterbese.

Francesco Chiucchiurlotto


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14 dicembre, 2013

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