Viterbo – Ho partecipato al congresso provinciale del Partito democratico come candidato segretario di Piazza democratica in alternativa alla riconferma di Andrea Egidi, proponendo una sorta di rifondazione di un partito dilaniato da lotte intestine e caratterizzato dalla incapacità di darsi metodi e comportamentali condivisi.
Penso di aver detto quello che sentivo con chiarezza, senza andar dietro ad asti e diffidenze diffuse e soprattutto cercando di evitare polemiche e provocazioni inutili.
Ho perso.
All’invito che Egidi ha più volte fatto a me ed a Piazza democratica di entrare nella nuova segreteria ho risposto che sarebbe stato più opportuno aspettare le primarie dell’8 dicembre.
Quel giorno l’ho passato interamente al seggio di Viterbo ed ho assistito ad una fila ininterrotta di persone che veniva a votare chiedendoci un cambiamento e dicendo in modo chiaro che quella era l’ultima volta che davano la loro fiducia ad un partito politico ed ai suoi rappresentanti.
Non sono un politico di vecchia data e non ho mai ricoperto nessun incarico e son sicuro che quelle frasi si sono sentite altre volte; sono però uno che per fortuna ha un lavoro e mi rendo conto che la nostra società vive un tale stato di disgregazione economica e sociale che non può non allarmare chi fa politica sul fatto che questa volta possa essere veramente l’ultima.
Il risultato strepitoso di Matteo Renzi sia in termini di percentuali che di affluenza è stato per me motivo di enorme gioia e soddisfazione dopo un anno di lavoro ed anche di sconfitte; presto però quelle sensazioni hanno lasciato il campo ad un profodo senso di responsabilità che questo risultato mette sulle spalle di tutti gli appartenenti al Pd e soprattutto di quelli che nel partito lavorano da tempo.
Soprattutto chi di un rinnovamento si è fatto carico deve capire che un mondo deve finire e nuovi modi di fare devono prendere il posto di vecchie logiche.
Se si vuole costruire qualcosa di duraturo la gestione della vittoria è più complicata di quella della sconfitta; la furbizia, la spocchia e l’interesse del singolo devono cedere il passo alla saggezza, alla trasparenza ed alla necessità di curare il bene comune, abbandonando la consueta gara ad infinocchiarsi a vicenda.
Sono certo che il Partito democratico abbia oggi in mano le carte che ci possono tirare fuori dal pantano ma non sono ancora affatto sicuro che tutti i suoi esponenti si rendano conto del fatto che ci si debba liberare di certi fardelli per poterle giocare con intelligenza.
A Viterbo la situazione è ancora più complicata e tutti, dico tutti devono smetterla di giocare con il fuoco dimostrando di non aver percepito l’entità della posta.
Dimostriamo ai nostri cittadini di poter lavorare su un progetto comune sia per il partito che per il territorio e soprattutto utilizziamo tutte le nostre forze per realizzare quel progetto.
Dimostriamo di essere maturi per un passo del genere ed i benefici di un lavoro in comune saranno per tutti.
L’alternativa è una penosa e ridicola guerra per far vedere i muscoli e sicuramente qualcuno si divertirà pensando che cosi si dimostra di essere bravi in politica.
Se dovesse andare in questo modo lascerò la tessera e tornerò a dedicare tutto il mio tempo al lavoro agricolo impugnando… il forcone.
Alessio Trani
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