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Viterbo - Tribunale - L'imputato: "Da quando ci siamo lasciati mi ha riempito di denunce"

Molestie sulla figlia della ex, si difende accusando

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (f.b.) – E’ accusato di violenza sessuale sulla figlia della sua ex, ma lui sostiene di non aver fatto del male a nessuno. Anzi, secondo la sua versione, è lui la vittima di un accanimento esagerato e immotivato da parte di quella che per più di un anno era stata la sua compagna.

I due hanno convissuto per alcuni mesi. Da quella unione nel 2005 è nata una bambina, ma con loro viveva già la prima figlia della donna, allora 11enne. Ed è su quest’ultima che, secondo le accuse, l’uomo avrebbe rivolto le sue attenzioni, tentando approcci espliciti.

Ieri di fronte al collegio dei giudici l’imputato ha risposto alle domande del magistrato e degli avvocati di parte civile e difesa, raccontando tutt’altro.

“Da quando ci siamo lasciati – ha spiegato – è iniziata una serie infinita di problemi. Sembra che ormai io debba lavorare soltanto per pagare gli avvocati data la mole di querele che la mia ex mi ha fatto piovere addosso”.

Tutto è cominciato a dicembre del 2006, pochi mesi dopo che i due si erano lasciati.

“La relazione è finita quando nostra figlia aveva pochi mesi – continua -. Il giorno del suo primo compleanno, il 10 dicembre 2006 volevo andarla a trovare. Mi sono presentato sotto casa ma la mia ex non mi ha voluto aprire. L’ho supplicata per sms e suonando al citofono, ma niente. Non volevo demordere e allora ho dormito in macchina sotto il palazzo. Il giorno dopo, all’ora di pranzo, si è decisa ad aprire per farmi almeno dare il regalo di compleanno alla piccola”.

Subito però la situazione è precipitata.

“Volevo stare un’oretta con mia figlia – spiega l’uomo – ma lei me l’ha impedito. Mi ha aggredito e ha tentato di tirarmi uno sgabello. Io allora per proteggere la piccola l’ho stretta a me e la mia ex intanto ha chiamato la polizia. Mi sono innervosito e in presenza degli agenti è volata qualche parolaccia, ma io non stavo facendo davvero nulla di male. Fatto sta, però, che mi è stato notificato un foglio di via per tre anni. Tre lunghissimi anni durante i quali non potevo avvicinarmi a Viterbo e alla piccola”.

L’uomo però vuole continuare a vedere sua figlia e cerca l’aiuto degli assistenti sociali del comune di Viterbo. Tramite l’ufficio dell’amministrazione vengono quindi programmati tre incontri protetti durante i quali la piccola poteva stare con il padre in presenza di altre persone: di solito i nonni materni.

“Ogni volta che venivo a Viterbo per quei colloqui mi arrivava una querela – racconta -. Una volta, addirittura, la mia ex ha detto che io avrei tentato di strangolarla a casa, mentre a quell’ora ero in questura a firmare di fronte agli agenti il permesso per entrare a Viterbo. Querele su querele. Accuse su accuse. Tutto falso. Come è falso quello che avrei fatto all’altra sua figlia: avevo un ottimo rapporto con lei. Non le ho mai fatto del male”.

Infine anche gli incontri protetti con la bimba più piccola vengono fatti terminare. “E’ stata lei a chiedere di sospenderli – conclude -. Diceva che non facevano bene alla bambina. Alla fine mi hanno anche tolto la potestà su di lei”.

Dopo la testimonianza dell’imputato i giudici hanno ascoltato anche una delle assistenti sociali che gestivano gli incontri. Anche lei ha confermato che è stata la donna a chiedere che venissero sospesi, comunicandolo agli addetti tramite suo padre, il nonno della bambina.

La seduta del processo si è conclusa, infine, con la deposizione dell’ex marito della signora, il padre della ragazzina che, secondo l’accusa, avrebbe subìto le molestie. Anche lui ha raccontato di non essere più in buoni rapporti con la donna, di aver ricevuto querele e di aver avuto non pochi problemi a vedere sua figlia dopo la fine della relazione.


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4 dicembre, 2013

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