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Indagini e intercettazioni, è scontro tra accusa e difesa

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La perquisizione della forestale negli uffici del Genio civile

Genio e sregolatezza, il blitz – La perquisizione della forestale negli uffici del Genio civile

Le immagini dai filmati della forestale

Genio e sregolatezza – Le immagini nell’ufficio di Lanzi

La forestale setaccia gli uffici

La forestale setaccia gli uffici

 Adriano Santori

Adriano Santori, sindaco di Graffignano

L'assessore Luciano Cardoni

L’assessore di Graffignano Luciano Cardoni

Viterbo – Sì ai testimoni dell’accusa. Il resto può aspettare.

Il tribunale di Viterbo prende tempo sulle nuove richieste delle difese di “Genio e sregolatezza”, dall’omonimo blitz della forestale. Otto imputati per corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio contestati a vario titolo.

A giudizio c’è quello che per gli inquirenti è il gotha degli appalti truccati: imprenditori, amministratori e i due funzionari del Genio civile che danno il nome al processo. Tutti accusati di aver messo in piedi un oliato sistema di spartizione di almeno 21 gare.

Arresti nel 2012 e indagini fino all’anno scorso. Ma il processo è appena iniziato.

L’udienza di ieri è stata un continuo scontro tra accusa e difesa sulle carte da acquisire. Passaggi tecnici, ma il grosso della partita si gioca qui. Dietro quelle che sembrano solo montagne di cavilli. Perché se è vero che il dibattimento entra nel vivo con l’ascolto dei testimoni e le voci dei protagonisti, è anche innegabile che sul destino degli imputati pesano gli atti. Le intercettazioni. Tutte le carte sugli appalti incriminati e i documenti che, per l’accusa, provano le tangenti al funzionario del Genio civile Roberto Lanzi.

La difesa li contesta. L’avvocato Angelo Di Silvio, per l’imprenditore Fabrizio Giraldo, tira in ballo una nota in cui è scritto che Giraldo dovrebbe oltre 40mila euro di tangenti a Lanzi. Ma per il legale “è un nulla giuridico: non si sa da dove proviene, non c’è una firma”. E Di Silvio attacca anche le intercettazioni: “I forestali si accorgono di Giraldo perché gli indagati parlano di “un certo Fabrizio…”. Basta questo per identificarlo e intercettarlo?”.

E poi i costi proibitivi dei dvd con gli atti di indagine: “300 euro di tassa su ogni cd, per un totale di 1200 euro. Della serie: se sono povero non mi difendo”, sbotta l’avvocato Antonio Carlevaro, per l’imprenditore Amedeo Girotti, che avanza un’eccezione di incostituzionalità.

O ancora gli estratti dei video nell’ufficio di Lanzi, significativi per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, perché immortalano il passaggio della sostituzione delle buste. Via la prima offerta e dentro la seconda, con un ribasso minore per spremere i comuni e pompare i guadagni delle imprese. La difesa di Lanzi – avvocato Carmelo Ratano – li vuole fuori dal processo, insieme a buona parte delle intercettazioni.

Sarà questo un grosso nodo da sciogliere. Si parla di 700mila ore di conversazioni telefoniche, cui si aggiungono 12mila ore di riprese video e altrettante registrazioni audio. “Tre anni e mezzo di intercettazioni” che, per Samuele De Santis, legale della funzionaria del Genio Gabriela Annesi, èsono in gran parte inutilizzabili per la fisionomia dell’inchiesta. “Genio e sregolatezza” è uno dei tentacoli dell’operazione “Dazio”, sul giro di mazzette a funzionari regionali e della Soprintendenza. Ma “Dazio” è un fascicolo del 2008. Le prime notizie di reato su Lanzi & Co. arrivano nel 2010. La procura ha costruito l’inchiesta come un puzzle, aggiungendo pezzi a mano a mano. Alcuni oltre i termini a disposizione dall’inizio delle indagini, secondo le difese, che chiedono di annullare in blocco tutti gli atti tardivi.

In pratica, una questione di tempi: quando sono partite le indagini e quanto sono durate? Se più del dovuto, come credono i difensori, gli atti in eccesso – e quindi più nuovi – dovrebbero sparire. Resterebbero le intercettazioni e le accuse più vecchie. Quindi, più vicine alla prescrizione.

I giudici decideranno poi quando e come sciogliere la riserva. Intanto hanno dato l’ok ai testimoni dell’accusa. I primi quattro parleranno il 27 marzo. In lista c’è anche Daniela Chiavarino, l’imprenditrice di Celleno arrestata col padre Gianfranco. Entrambi hanno patteggiato nel 2013.

Stefania Moretti


Gli imputati

1) Adriano Santori, sindaco di Graffignano

2) Luciano Cardoni, assessore al comune di Graffignano

3) Roberto Lanzi, funzionario del Genio civile

4) Gabriela Annesi, funzionario del Genio civile

5) Fabrizio Giraldo, imprenditore

6) Luca Amedeo Girotti, imprenditore

7) Giuliano Bilancini, imprenditore

8 ) Angelo Anselmi, imprenditore


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