Corruzione e appalti truccati - La nuova inchiesta nata da una costola della vecchia operazione Dazio
 Il sindaco di Graffignano Adriano Santori |
 L’assessore Luciano Cardoni |
 Le immagini dai filmati della forestale |
 La forestale setaccia gli uffici del Genio civile |
 La forestale negli uffici della Provincia |
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(s.m.) – E’ una propaggine dell’operazione Dazio il nuovo blitz della forestale.
L’indagine che ha fatto finire in manette il sindaco di Graffignano Adriano Santori (video) è una costola della vecchia operazione del 2009 su cave e tangenti.
In sei finirono in arresto, tra imprenditori intenzionati a ottenere permessi dalla Regione (Dario e Domenico Chiavarino, titolari dell’omonima ditta di Celleno) e funzionari di Pisana e Soprintendenza che le rilasciavano in cambio di mazzette (Giuseppe De Paolis, Antonio Di Cioccio e Giovanni Fatica). Il tramite era il dipendente comunale Massimo Scapigliati, che patteggiò tre anni, insieme ai funzionari della Soprintendenza.
L’indagine si basava su una mole sterminata di intercettazioni. La procura lottò per utilizzarle al processo: annullate e poi riammesse, sono oggi la prova portante a carico degli unici imputati rimasti, il funzionario De Paolis e gli imprenditori Chiavarino.
Nessuno dei vecchi indagati è stato arrestato nella nuova indagine. Ma il punto di partenza è sempre lo stesso: le oltre 100mila telefonate intercettate in quell’occasione. Alcune avrebbero portato dritte dritte agli attuali arrestati: dodici persone accusate, a vario titolo, di corruzione e turbativa d’asta.
Oltre al sindaco Santori sono finiti in arresto l’assessore all’Ambiente Luciano Cardoni, otto imprenditori (due di Viterbo, uno di Vetralla, due di Montefiascone, uno di Tarquinia e due di Celleno) e due dipendenti del Genio civile.
L’accusa, in pratica, è di aver dato vita a un sistema di spartizione degli appalti in materia di raccolta differenziata, lavori stradali e ristrutturazione di edifici pubblici. 26 le gare truccate secondo gli inquirenti, per un valore che oltrepassa i dodici milioni di euro.
Un vero e proprio “sodalizio criminale”, secondo la forestale, in cui ad aggiudicarsi le gare erano sempre le solite ditte. A turno per non destare sospetti, mantenere equilibrio e fare in modo che, comunque, arrivasse a tutti una fetta della torta.
Stando alle indagini, le ditte ricevevano appalti, i pubblici ufficiali tangenti. Un infernale meccanismo stritola-concorrenza che tagliava fuori le imprese antagoniste.
L’inchiesta, che prende il nome di “Genio e sregolatezza”, è coordinata dai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, già titolari dell’indagine Dazio.
Le esecuzioni delle misure cautelari sarebbero ancora in corso, insieme a una serie di perquisizioni e acquisizioni di documenti tra Lazio, Umbria, Liguria e Veneto.
Da stamattina all’alba, gli uomini del Nipaf della forestale hanno setacciato gli uffici del Genio civile in via Marconi e quelli del Settore strade a Palazzo Gentili, sede della Provincia di Viterbo. Gli appalti nel mirino degli inquirenti, infatti, sarebbero stati indetti da sia dall’ente provinciale che da alcuni comuni del Viterbese e dell’hinterland ternano e romano.
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