Monterosi – Due condanne e un’assoluzione. Si chiude così il processo “Slk”, dall’omonima operazione dei carabinieri che, nel 2012, portò all’arresto di 13 persone per truffa e traffico di droga (fotocronaca – video).
All’appello mancavano gli ultimi tre imputati. Tutti gli altri avevano chiuso il capitolo con rito abbreviato o patteggiamento.
Ieri mattina, il gup Franca Marinelli ha condannato a sei anni e 40mila euro di multa C.P., 38enne tarquiniese, gravato da una lunga lista di precedenti penali. Due anni e dieci mesi a M.M., 34enne sardo. Assolto il 40enne albanese L.B.. Vera sorpresa della sentenza. Non solo perché per lui l’accusa aveva chiesto quattro anni e mezzo, ma anche perché, contrariamente a M.M., trovato solo con mezzo grammo di hashish, L.B. sarebbe stato trovato con oltre un etto di cocaina ai tempi del blitz.
Sotto inchiesta finirono i titolari di un autosalone di Monterosi. “L’autosalone della droga”, lo definirono i carabinieri. Nelle intercettazioni tra gli indagati, lo stupefacente veniva chiamato “Slk”, proprio come un tipo di auto vendute nella concessionaria. Sarebbe stata questa la centrale dello spaccio. All’autosalone la droga arrivava per essere stoccata e divisa in dosi. Gli indagati la conservavano dentro la cuccia di un cane particolarmente aggressivo cui nessuno osava avvicinarsi.
Il canale di rifornimento sarebbe stato un gruppo di albanesi residenti nella capitale. Almeno fino all’arresto di uno dei tre. Subito dopo M.M. gli si sostituisce nelle intercettazioni. Una specie di “passaggio di consegne” dagli albanesi al trentenne nella gestione dello spaccio.
Per C.P., il pm Fabrizio Tucci aveva chiesto otto anni. Due in più di quelli comminati dal gup.
Accolta in toto la pena per M.M.: due anni e 10 mesi chiesti, due anni e 10 mesi inflitti all’imputato, che ha già deciso di impugnare la sentenza. “Al mio assistito non è stato trovato neanche un grammo di cocaina – dichiara il suo avvocato Giuseppe Picchiarelli -. L’appello è certo”.
L’altro filone di indagine era quello delle auto di lusso a prezzi stracciati: una volta versate le caparre i titolari dell’autosalone facevano sparire la macchina. Da qui l’ulteriore accusa, per alcuni, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa nella compravendita di auto, per la quale gli indagati interessati hanno già patteggiato a suo tempo o hanno scelto l’abbreviato.
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