Viterbo – (s.m.) – “Pochi, maledetti e subito”.
Roberto Lanzi non fa più sconti a nessuno. Il funzionario del Genio civile parla spesso di soldi, nelle intercettazioni di “Genio e sregolatezza”. L’indagine della forestale prende il nome proprio dal suo impiego all’ufficio gare del Genio civile di Viterbo. Più di venti presunti appalti truccati secondo il volere di una cordata di imprenditori. E lui a gestire il tutto dall’alto, per gli inquirenti viterbesi.
Del processo sull’appaltopoli nostrana, Lanzi è il principale imputato. Come tale, figura in molte delle 700mila intercettazioni raccolte dagli investigatori, sulle quali proprio pochi giorni fa è stata disposta una perizia per trascriverle e utilizzarle al processo. Solo un migliaio avrà valore di prova. E il nome di Lanzi ricorre più di una volta in quelle chiacchierate del 2010.
L’addetto all’ufficio gare dell’ente di via Marconi è nervoso, mentre parla con la collega Gabriela Annesi, all’epoca direttrice dell’ufficio e anche lei imputata. Lanzi parla di soldi e gare. Ed è infuriato con gli imprenditori. “Sono io deficiente, te l’ho detto più di una volta, finché non ce so i soldi sul tavolo non lo devo fare, non me ne frega un cazzo, non vojo rischia’ più”. E sempre alla collega: “Devo fare che non se ne fa più niente, vuoi sta cosa qua? Tira fuori i soldi subito. Tira fuori i soldi, se va bene le tengo, se va male te le rido… sennò tanto più. Più lo dico, tanto non lo faccio. Devo fa’ così, me devo imporre a fare così, non c’è un cazzo da fare”.
Stando alle indagini, il 2010 è un anno spartiacque per il ruolo di Lanzi. Il consorzio Cost Scarl esiste già da due anni: raccoglie le “majors” degli appalti. Un limitato numero di imprese in grado di spartirsi a turno una fetta della torta con l’aiuto di Lanzi, che cumula le cariche di direttore del consorzio e addetto all’ufficio gare del Genio. Ed è così che, per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, il Cost diventa “il bacino da cui Lanzi attinge di volta in volta le ditte da invitare e quindi far aggiudicare appalti pubblici da lui gestiti”. E’ scritto nell’ordinanza di custodia cautelare.
Ma se prima del 2010 “era stata abitudine del Lanzi quella di richiedere i pagamenti illeciti dopo la stipula dei contratti pubblici”, dall’autunno di quell’anno il funzionario vuole cambiare strategia: “somme pattuite in anticipo, prima dell’aggiudicazione finale”. “E come dice il proverbio (e Lanzi nelle intercettazioni), pochi, maledetti e subito”.
Per i pm il riferimento alle tangenti è chiaro. Così come i richiami alle gare pilotate dall’alto. “Come pensi di fare?” gli chiede in ufficio la collega Annesi. Lanzi le risponde: “Adesso chiamo a Roberto e Gianfranco (i “già patteggiati” Tomassetti e Chiavarino secondo i pm, ndr) e gli dico ‘guarda t’ho mandato un invito eh… decidete'”. Annesi si interroga su “chi potrebbe essere a Blera”. E Lanzi: “Non lo so, non c’ho pensato”. In un’altra conversazione parlano di “stabilire chi”: “Appena stabilito chi e quello accetta eccetera, subito sull’unghia, no, dice no, non te le do, non fa niente, partecipa, fa che te pare, può darsi pure che le vinci. E come disse il proverbio: pochi, maledetti e subito”.
Della Porsche, dell’Audi e dei due negozi del funzionario del Genio si parlò fin dai primi mesi dell’arresto nel 2012. Sin da subito lo stile di vita di Lanzi sembra ai pm troppo agiato per un semplice dipendente pubblico. E che ci siano di mezzo i possibili ricavi extra delle tangenti, lo lasciano a intendere anche gli imprenditori: “Quelli so’ tutti i soldi nostri”, si sfoga un’indagata al telefono con un collega, che risponde: “No, paja! Rischio zero!”.
Intercettazioni interpretabili in tanti modi per l’avvocato di Lanzi, Carmelo Ratano, che ha un intero processo per far valere le ragioni del suo assistito.
Il dibattimento è appena cominciato. Quello che, per la procura, è apparso subito come un “evidentissimo e stridente conflitto di interessi” non lo sarebbe agli occhi della dirigente regionale che ha testimoniato in aula. “Per il Genio civile, Lanzi aveva lavorato part-time dal marzo 2008 al gennaio 2010 – ha dichiarato la dirigente -. La sua richiesta fu accettata: il suo lavoro non fu ritenuto in conflitto di interessi con la sua autonoma e privata attività di consulenza”.
Le difese hanno ottenuto lo stralcio di cinque appalti che seguiranno la trafila ordinaria. Niente giudizio immediato: atti al pm, udienza preliminare, nuovo processo. Tempo guadagnato per gli imputati e un pezzo dell’accusa che crolla. Ma le intercettazioni restano.
I periti hanno due mesi per trascriverle. Dalle prossime udienze terranno banco al processo.




